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Alcune considerazioni sull’incontro di Bari dell’8 settembre

Non credo nell’uomo forte, nell’uomo della provvidenza...

C’è chi lavora per mantenere il Sud diviso...
mercoledì 12 settembre 2012 di Guglielmo Di Grezia

Non credo nell’uomo forte, nell’uomo della provvidenza o unto dal signore.

Guglielmo Di Grezia

Non credo nell’uomo forte, nell’uomo della provvidenza o unto dal signore.

Non credo nei duci, anche perché, quando se ne sono presentati, è finita sempre allo stesso modo, a schifío direbbero i siciliani... nonostante i nostalgici di ogni tempo ed epoca.

Degli attacchi a Pino Aprile - spesso scomposti - che sono piovuti dopo l’incontro di Bari - mi sento in dovere di dire qualcosa e già so che lui nella sua smisurata bontà non approverà.
Prima di tutto penso che non si possa pretendere che qualcuno sia o voglia essere quello che gli altri vogliono lui sia. Il primo a non credere nell’uomo forte, infatti, è proprio lui... lui è un mite... uno che non attacca mai, anche quando è attaccato... quando è usato per scopi e pensieri distanti da lui anni luce e fatti passare per suoi... non ultimo la rocambolesca uscita dello sciabolatore barbuto - al secolo meglio conosciuto come il pallonaro - per le sue a dir poco fantasiose ricerche storiche delle quali non si conoscono le fonti e che comunque non rivelerebbe nemmeno sotto tortura (parole sue). Questo soggetto, tra un titolo regalato ed un grado usurpato, trova il tempo anche di occuparsi di politica, tacciando di apprendista stregone un personaggio come Marco Esposito, del quale avrebbe fatto bene a leggere il libro da questi scritto dal titolo “Federalismo Avvelenato”.

La sua autosuggestione arriva a fargli sparare delle panzane veramente grandi, del tipo: "ho eluso tutti i blocchi stradali delle forze dell’ordine e dei manifestanti di Terzigno (NA) durante le giornate (e le nottate) di occupazione della discarica e una volta arrivato all’accampamento dei rivoltosi da tutti - soprattutto dai giovani - viene riconosciuto ed a furor di popolo portato in processione con tanto di Te Deum”. Non so se avete presente cosa era il dispiegamento di forze dell’ordine da una parte e di manifestanti dall’altra. Lui, prode e battagliero, elude tutto e tutti... e viene riconosciuto dai giovani... “potenza di facebook” - testuali parole.

In un’altra occasione asserisce di aver frequentato l’Accademia di Livorno senza specificare l’anno accademico, numero di corso, intestazione del corso, implotonamento all’interno dello stesso e la specialità. È arrivato a dire che l’Accademia di Livorno è l’ultima depositaria delle virtú marinare napolitane... ma a Livorno non c’erano i toscani? Non a caso Livorno era una Repubblica marinara... a meno che il semplice fatto che l’Amerigo Vespucci sia stata costruita da maestranze dei Cantieri Navali di Castellammare di Stabia sulla base del progetto della nave “Monarca” possa bastare a giustificare cotanta affermazione. Ha poi asserito che dall’accademia è passato a marconista, stupefacente, visto che quello è un ruolo da sottufficiale e non da ufficiale superiore.

E passiamo al suo "padrone", tanto preoccupato ad esaltare le virtù di famiglia che - assieme a lui - afferma con sicumera che non vi è bisogno di un partito o movimento politico; infatti sono loro a preparare il popolo, al quale bisogna portare la “buona novella” (parole loro), e questo non è pronto... A questo punto un bel viva ’o re ci sta benissimo, che ne dite?

I soliti fascisti, esaltatori di Angelo Manna (ma sia ben chiaro - solo perché era stato eletto nelle file dell’Msi) e a loro dire suoi "eredi" - hanno plaudito al fatto che Pino faccia quello che meglio gli riesce, cioè scrivere, e ci credo, se fosse sceso in campo per loro non ci sarebbe stato più nulla da fare, e poi avrei voluto vedere come facevano a stringere accordi con la Poli Bortone di turno.

Altri poi (tra cui il glorioso trombone d’Apulia) sono arrivati a tacciare Pino Aprile di codardo e approfittatore, di venduto.

Oramai conosco Pino da molti anni e credo di conoscerlo abbastanza per dire che è una delle persone piú coraggiose, piú generose e miti che conosco. Pensate che sono riuscito a far arrabbiare anche lui, sono un rompiscatole di grande levatura.
Aveva una carriera avviata come direttore di giornale “Gente” e non ci ha pensato due volte a mollare tutto per fare il meridionalista a tempo pieno, rinunciando non solo al vile denaro, ma anche agli affetti.

Mi fermo qui perché oramai la mia confidenza sfocia nel toccare fatti personali che non posso certo e non voglio rendere pubblici. Lo si accusa di essersi ritirato quando invece si è messo di nuovo in gioco impegnando tutto quello che ha per fondare un giornale - di questi tempi un impegno finanziario non privo di rischi. Un progetto che interessa tutti i meridionali e i meridionalisti, e che dimostra che oltre ad essere generoso è anche incosciente, ma proprio per questo gli voglio bene, per questa sua particolare attitudine, di sicuro è una persona con un’intelligenza superiore alla media e di un’umanità immensa. Un gigante attaccato da nani e di cui profittano ignominiosi miserabili.

Forse non se l’è sentita di fare il leader di partito, perché non ci sono i numeri o forse ha dei problemi che non gli consentono la sua solita lucidità. Anche io come Zenone di Elea in "Fora" penso che sia necessaria un’azione politica concertata e che se non si riesce a portare le nostre istanze nei palazzi del potere non si risolverà mai niente. Ma da qui a dire che tutto quello che è uscito da Bari è un addio alle armi da parte di Pino, be’, mi sembra una forzatura.

Una cosa però voglio dire - visto che a Bari c’ero anch’io: Pino ha parlato di Peppino Di Vittorio, proprio lui, che era uomo di smisurata umanità. Non esitò a combattere armi in pugno nell’ottobre del 1921 per difendere i diritti di quei cafoni ritenuti alla stregua di animali dai fascisti, quegli stessi che oggi si travestono da meridionalisti... compresi i componenti della solita famiglia che hanno sempre militato nell’Msi.

Non so come andrà a finire con il progetto iniziato a Bari, ma non è giusto che mentre il popolo meridionale soffre, degli sciacalli stiano alla finestra - pronti a buttarsi sulla carcassa - da quelle iene che sono.


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