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Intervista

Pino Aprile: ’’I peggiori libri contro il Sud li hanno pubblicati le case editrici meridionali’’

di Leandro Verde da ilmetapontino.it 1.10.2014
lunedì 20 ottobre 2014

Appuntamento culturale di notevole livello la settimana scorsa all’Itcg Manlio Capitolo di Tursi, dove c’è stato un incontro pubblico con Pino Aprile.Tanti gli studenti frequentanti gli ultimi due anni di corso che hanno riempito l’aula magna “N. Marrese” per ascoltare l’autore di Terroni e Il Sud Puzza. Accanto a lui c’erano il prof. Giovanni Lasalandra, in rappresentanza dell’associazione Non Solo 58 che ha organizzato l’evento, e il dirigente scolastico Lucia Lombardi.

Al termine, abbiamo rivolto alcune domande al noto giornalista e scrittore che con i suoi libri sta risvegliando le coscienze e portando avanti una battaglia politica e culturale a favore del Sud.

D. Cosa ha il nostro Sud e cosa gli è stato sottratto in questi anni
R. Il Sud ha tutto, ha veramente tutto per essere una terra ricca, felice, serena, e per lunghi periodi lo è stato davvero. Dopodiché, è discutibile il modo in cui è stata fatta l’Unità d’Italia, e che si arrivasse a questo non c’erano dubbi, come non c’è dubbio che debbano cadere tutte le frontiere in Europa e questa debba diventare un Paese unico. Come non c’è dubbio che sia un bene che sia caduto il muro di Berlino e che la Cina si sia aperta al mondo, perché le frontiere creano contrasti, scontri, la guerra. Sono la dichiarazione di diffidenza per un altro. Detto ciò, il modo in cui questa Unità è stata fatta, ha privato il Sud della sua storia e del suo futuro e ancora oggi la politica dello Stato italiano è una politica di rapina ai danni del Sud di denigrazione, di impoverimento in senso economico, culturale e demografico. Adesso i meridionali, in numero sempre più grande e con profondità sempre maggiore, acquisiscono consapevolezza di questo e si muovono per impedire che si continui, volendo recuperare non solo il nostro passato, la memoria di quello che volevano che dimenticassimo, e il diritto a costruirci un proprio futuro, non costruito, magari di plastica, portato da fuori e imposto. Dunque, non un futuro in quel senso minoritario, che assegna al Sud un ruolo subordinato. Non ci vogliamo stare più: è finita!

Quando c’è stata l’Unità d’Italia, dicono che il Sud era ricco e probabilmente il Nord di meno. Adesso è come se la clessidra si fosse invertita. Secondo lei in futuro ci sarà la possibilità di ripristinare quell’ equilibrio che è venuto meno negli ultimi anni?
Gli studi più seri, non quelli che vengono citati da chi vuole che il Sud resti subordinato, dicono tutti, e sono studi italiani e stranieri, che non c’era differenza tra Nord e Sud a quel tempo. E ciò non significa che fossero ricchi. Sia il Nord che il Sud a quel tempo, rispetto ad altri paesi come la Francia e la Gran Bretagna, erano indubbiamente più poveri. La differenza dov’era: la distribuzione di quella povertà, o ridotta ricchezza, chiamiamola come volete, di quel che c’era, mentre al nord produceva una colossale migrazione, il che vuol dire che per gli ultimi della terra c’erano poche possibilità, a parte quella di andarsene via, nel sud d’Italia c’erano dei volani sociali come gli usi civici, gli enti di assistenza delle potentissime congregazioni ecclesiastiche. Che erano molto ricche, secondo alcune stime avevano, se ricordo bene, da 1/4 a 1/3 della ricchezza, e però quelle aziende davano lavoro, assistenza: solo a Palermo ogni giorno 5mila persone mangiavano, si vestivano con questi centri, chiamiamola Caritas, perché era qualcosa del genere. Negli usi civici chi non aveva terra poteva lavorare terre non sue e tenersi il frutto del proprio lavoro, raccogliere legna e riscaldarsi, prendere funghi, verdure, ecc. non si arrivava a scendere l’ultimo gradino che ti porta a maledire la tua terra e ad andartene. Infatti l’emigrazione, sconosciuta al sud per millenni, è cominciata solo venti anni dopo l’unità d’Italia. Quando i meridionali si sono resi conto che non c’era nessuna speranza.

La soluzione di questo problema, dunque, è in chiave tutta politica o ci possono essere altri tipi di soluzioni?
Le soluzioni, le azioni, sono sempre politiche, in questo caso non c’è che una via: equità e reciprocità. E’ inutile girarci molto attorno, la questione meridionale ce l’abbiamo sotto i piedi, nel senso che se io voglio prendere l’autostrada non ce l’ho qui, se voglio prendere il treno, non l’alta velocità, non ce l’ho qui, se voglio prendere l’aereo non ce l’ho qui, non ho un “bip” qui. E siccome quello che è stato fatto nel resto d’Italia è stato fatto anche con i soldi miei di qui, mi chiedo perché sono stato escluso, perché il sud non ha le infrastrutture del nord, perché tutte le scelte dei governi, comprese quelle scellerate ultime del governo Renzi, Letta, Monti, dei governi Berlusconi a trazione leghista, sono tutte a danno del Sud? Si tolgono i soldi per le strade alla Calabria e alla Sicilia e si abbuona l’Ici a tutta l’Italia; si tolgono i soldi per le scuole terremotate del sud e si spendono per le scuole del nord, che così diventeranno ancora più ricche e più belle; si tolgono i soldi alle università del sud per darle a quelle più ricche del nord, con criteri che gridano vendetta essendo da apartheid, non dichiarata ma efficientissima, di più di quella del Sud Africa. E tutto questo non è roba di 150 anni fa, è cosa di ogni giorno, che va avanti da 150 anni.

Lei è un apprezzato meridionalista, sicuramente tra quelli contemporanei, i suoi libri hanno riscosso un notevole successo e anche di vendite. Però mi viene spontaneo chiederle perché li ha pubblicati con una casa editrice (la Piemme) che ha sede in Corso Como a Milano e che fa parte del gruppo Mondadori, dunque di Berlusconi. Non c’erano altre case editrici al Sud?
Perché non sono razzista. Quando faccio questi discorsi non dico che dobbiamo, per così dire, sconfiggere i settentrionali, invece dobbiamo sconfiggere una politica che è al servizio di una economia del Nord che ha come alleato al Sud il crimine e un ceto politico gregario, da truppe cammellate, da coloniali diciamo. Questo è un sistema di potere già denunciato da Salvemini, non ho inventato niente. La Piemme è la mia casa editrice da più di vent’anni, alcuni anni fa la Mondadori ha preso la maggioranza delle azioni e quindi è diventata di sua proprietà, ma a me questo non fa nessuna specie. Quello che voglio, che controllo, il mio discrimine è: ho la libertà di agire come voglio, di scrivere quello che voglio, di vedere i miei libri seguiti come si deve normalmente senza favori ne sfavori come deve fare una casa editrice? Se la risposta è si la casa editrice può essere a Timbuktu, a Oslo o a Oakland per me è la stessa cosa. L’idea che le case editrici meridionali possano essere interessate a questa cosa è falsa, i peggiori libri a sostegno della subordinazione del Sud li fanno le case editrici meridionali. E soprattutto le maggiori, che sono arrivate a rifiutare libri del genere che scrivo io (non i miei, perché la casa editrice ce l’avevo da sempre), che poi sono stati pubblicati da case editrici settentrionali. Alcuni autori si sono rivolti a me e mi hanno detto che le grandi case editrici del sud non avrebbero pubblicato i loro libri; io ho parlato poi con qualche amico e, siccome erano buoni libri, li hanno pubblicati, ma al nord. I peggiori libri degli ultimi anni, contro l’equità e il diritto alla reciprocità del Sud, li hanno pubblicati case editrici meridionali.

Leandro Verde


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