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Vi siete mai chiesti perché l’Alfa si chiama Romeo?

La storia nascosta di Nicola Romeo, fondatore dell’Alfa

Dal blog "Briganti"
sabato 1 settembre 2012 di Valerio Rizzo

Grazie ad uno studioso, Carmine De Marco, autore del libro "La conquista e la colonizzazione del Meridione d’Italia", è emerso il motivo per cui un imprenditore napoletano decise di acquistare un’azienda fallita. Più che per libera scelta, infatti, fu costretto...

Vi siete mai chiesti perché l’Alfa si chiama Romeo?

Il perché sta nel fatto che un imprenditore napoletano, precisamente di Sant’Antimo, l’ing. Nicola Romeo, acquistò l’Alfa, che era un’azienda automobilistica fallimentare, fecendola diventare quella che è adesso.
Ancora risuonano le storiche parole di Henry Ford che disse, agli inizi del ’900: "quando passa un’Alfa Romeo mi tolgo il cappello".
Ma nessuno invece è a conoscenza di un’altra storia! Una storia che include in sé tutta la "tragedia" che il Sud vive dal giorno in cui fummo annessi al regno d’italia (scritto volutamente in minuscolo).
E questa storia si inserisce anche e prepotentemente nella famosa frase del primo governatore della banca d’italia, Carlo Brombini, che nel 1862 affermò: "il Mezzogiorno non dovrà piú essere in grado di intraprendere".

Grazie ad uno studioso, Carmine De Marco, autore del libro "La conquista e la colonizzazione del Meridione d’Italia", è emerso il motivo per cui un imprenditore napoletano decise di acquistare un’azienda fallita. Più che per libera scelta, infatti, fu costretto...

Di seguito riporto il testo di un’intervista a Carmine De Marco di Angelo Picariello che è tratto da una testimonianza di un erede dell’ing. Nicola Romeo:

«La vicenda emblematica di come l’industria meridionale, fiorente fino a 150 anni fa, in special modo quella metalmeccanica, già da mezzo secolo fosse stata abbandonata a sé stessa per privilegiare quella del Nord. L’ingegner Nicola Romeo, ricordiamolo, era un geniale imprenditore metalmeccanico che aveva diversi, importanti stabilimenti nella zona Napoli. Licenziatario per la costruzione di camioncini di trasporto truppe della francese Darracq, allo scoppio della Prima guerra offrì allo Stato italiano il suo prodotto a prezzo vantaggioso, ma si sentì rispondere che esso acquistava solo prodotto nazionale. Cioè del Nord. Così accettò di rilevare l’A.L.F.A (Anonima Lombarda Fabbrica Automobili), che aveva i suoi stabilimenti a Portello, presso Milano, ed era in liquidazione. Finita la guerra, nel 1918, fu inizialmente cambiato il nome della società in "Società Anonima Ing. Nicola Romeo e Co.". Ma si sa che i napoletani sono buoni di cuore: infatti Romeo non infierì, e al termine di una lunga vertenza con i vecchi proprietari dell’Alfa, non mise sullo scudetto il Vesuvio, ma lasciò il biscione milanese. E tutti oggi si lamentano per l’Alfa-Sud di Pomigliano, poi passata alla Fiat, "regalata" ai meridionali "sfaticati" dai generosi industriali settentrionali».


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