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La clinica dei tagli - [2S]
2S
Penalizzato il Sud - favoriti privati e chiesa

La clinica dei tagli

di Antonello Musella - da Micromega online 12.12.2011
mercoledì 14 dicembre 2011

"Nell’ultima manovra Monti ha confermato forti tagli alla spesa sanitaria. Gli interessi privati e religiosi dietro la dismissione del pubblico sono una mole d’affari sempre piú sostanziosa." ...

Vaticano, SMOM (in pratica uno stato straniero) i principali beneficiari. ...

"...difficile sostenere che non siamo di fronte alla dismissione del servizio sanitario nazionale pubblico e ad un progressivo processo di privatizzazione della sanità."

La clinica dei tagli

Nell’ultima manovra Monti ha confermato forti tagli alla spesa sanitaria. Gli interessi privati e religiosi dietro la dismissione del pubblico sono una mole d’affari sempre piú sostanziosa.

di Antonio Musella

Rigore ed austerità. Costi quel che costi. Fosse anche la salute. La crisi internazionale vede l’interpretazione da parte dei governi nazionali di misure e tagli alla spesa sociale che conoscono un unico metodo di applicazione: il taglio lineare. Ciò che sta avvenendo nella sanità in Italia è un processo di smantellamento sostanziale di quello che fino a pochi anni fa era considerato il secondo sistema sanitario pubblico del mondo, dopo la Francia. Ministri della salute, vecchi e nuovi, governatori di Regione, dirigenti e commissari straordinari delle Asl ci raccontano di sprechi e di una spesa insostenibile. Una spesa che è formata da una serie di voci che oltre agli investimenti, ai costi di mantenimento delle strutture e del personale e l’acquisto di beni, servizi e farmaci prevede anche le parcelle delle strutture sanitarie private che vengono profumatamente pagate dal pubblico. Un pubblico che troppo spesso, come le cronache degli ultimi anni ci raccontano, viene agito da chi ha interessi proprio nella sanità privata. Interessante da questo punto di vista è il 45° Rapporto annuale del Censis sulla situazione sociale nel paese presentato pochi giorni fa.

Per un italiano su tre il servizio sanitario è peggiorato. Dai dati del Forum per la Ricerca Biomedica - Censis si legge che solo l’11% degli italiani ritiene migliorato il servizio sanitario dopo le cure dimagranti a cui è stato sottoposto. Alcune regioni hanno accumulato un debito sanitario impressionante. In particolar modo Campania, Lazio, Molise e Calabria, raggiungendo in alcuni casi il 50% dell’intero bilancio regionale. Regioni che avevano già presentato piani di rientro del debito che non hanno avuto grande successo. Dal 2010 c’è stato, da parte del precedente governo Berlusconi, il blocco dei fondi Fas che queste regioni utilizzavano per appianare i debiti del settore sanità. A quel punto i governatori hanno attuato dei piani di riordino ospedaliero. In sostanza chiusura di ospedali, taglio di posti letto, reintroduzione del ticket, chiusura dei reparti e mobilità del personale. Una lenta e costante dismissione del servizio sanitario nazionale. Dopo aver avviato le politiche sanitarie di lacrime e sangue, l’arrivo del governo Monti ha subito premiato le giunte Polverini e Caldoro con lo sblocco di 400 milioni di euro per il Lazio e 450 milioni per la Campania, presi dai fondi Fas. Il primo consiglio dei ministri del governo Monti del 21 novembre ha voluto così riaprire i rubinetti a chi sembra aver interpretato al meglio le politiche di austerità anche nella sanità. I risultati dei piani di riordino ospedaliero però sono sotto gli occhi di tutti così come quella commistione insanabile tra la politica e l’imprenditoria sanitaria che periodicamente ci racconta di scandali, tangenti e mazzette.

Il rapporto Censis ci dice che secondo il 35% degli italiani l’interferenza della politica danneggi in modo irreparabile la qualità della sanità. Spesso infatti amici e parenti dei politici gestiscono la sanità privata che continua a fare la figura della Ferrari contro la Cinquecento. Una cinquecento sempre più a pezzi grazie a quei piani di riordino ospedaliero spesso fatti proprio da chi ha interessi nel privato.

Un carrozzone quello della spesa sanitaria italiana che dal 2001 al 2010 è cresciuto costantemente. Nel 2007 le spese sanitarie arrivavano a 102 miliardi, nel 2008 passano a 112,5 miliardi, nel 2009 a 111,7 mentre il disavanzo tra entrate ed uscite nel 2010 è arriva a 6 miliardi di deficit tra entrate ed uscite. Gli ospedali chiudono, i servizi peggiorano ed il debito aumenta. Forse perché la spesa farmaceutica - altro settore troppo amico del parlamento - continua ad aumentare. Forse perché le parcelle per i centri privati non sono state sottoposte a revisione.
A pagare il conto di una spesa folle talvolta tutta volta ad aumentare in maniera evidente l’industria farmaceutica privata e i servizi sanitari privati, lo paghiamo tutti noi.

Il rapporto Censis ci dice come sia aumentato il divario tra Nord e Sud nel servizio sanitario. La maggior parte dei cittadini del mezzogiorno reputa peggiorata non solo la qualità del servizio ospedaliero ma anche quello dei semplici laboratori di analisi, dei medici specialisti e fino addirittura agli uffici delle Asl. Tagli ai servizi e peggioramento degli stessi. E’ lo stesso Censis che ammette che nelle Regioni in maggiore difficoltà finanziarie minore spesa non vuol dire migliore spesa.
Dati ed analisi che sembrano smontare pezzo per pezzo quello che invece sul campo spiegano coloro i quali decidono cosa e dove tagliare. E’ il caso ad esempio di Maurizio Scoppa, commissario straordinario della Asl Napoli 1 la più grande d’Europa. “Stiamo eliminando gli sprechi senza diminuire, anzi, migliorando il servizio” sostiene Scoppa che nelle ultime settimane è venuto alla ribalta delle cronache per la chiusura di diversi presidi territoriali ed interi ospedali nella città di Napoli. In particolar modo nel capoluogo partenopeo sta chiudendo l’Ospedale San Gennaro nel popoloso quartiere del Rione Sanità. Blocchi stradali, manifestazioni e proteste sono state messe in atto dai cittadini organizzati in comitato. Una mobilitazione che sta facendo da traino a tutte le lotte contro il piano di riordino ospedaliero della Campania che ha visto la chiusura già di diversi presidi territoriali multidisciplinari come quello di Chiaiano e vedrà tra poco anche la chiusura di altri servizi di Pronto Soccorso come quello dell’Ospedale Ascalesi in un altro quartiere popolare come Forcella.

Il problema resta dove tagliare e come. Il taglio lineare, molto di moda in tempi di austerità alla Mario Monti, dismette i servizi e peggiora la qualità di ciò che resta. Il terreno dell’indirizzo della spesa pubblica verso la sanità privata e le aziende farmaceutiche sembra non essere preso in considerazione. Di fatto con la chiusura delle strutture pubbliche i centri privati aumenteranno la loro mole d’affari. Centri gestiti spesso da imprenditori vicini se non dentro ai partiti ed alle loro correnti oppure da enti religiosi. La dice lunga il giudizio espresso da un altro rapporto pubblicato nelle ultime settimane. Il Rapporto Ospedali &Salute 2011 realizzato per conto dell’Aiop – l’Associazione Italiana Ospedalità Privata. Il Rapporto punta il dito sugli sprechi e su quella che viene definita una situazione grave della spesa degli ospedali pubblici. Lo stesso rapporto ci racconta però come il flusso di spesa del pubblico verso il privato sia rimasto sempre lo stesso negli ultimi anni, ovvero il 4%. Tagli lineari che non colpiscono dunque la sanità privata.

Il rapporto Aiop è stato presentato all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede alla presenza del Ministro della Salute Renato Balduzzi e del segretario del Pontificio consiglio operatori sanitari Jean Marie Musivi Mupendawatu. Un luogo, quello del Vaticano, che ben rappresenta un parte importante della sanità privata.
Da questo punto di vista ci ritorna utile la figura di Maurizio Scoppa. Il profilo del commissario dell’Asl Napoli 1 infatti ci racconta molto di chi sono quelli che stanno applicando i tagli. Scoppa è stato generale dell’Arma dei Carabinieri in Campania. Ma soprattutto risulta essere Gran Cavaliere dell’Ordine di Malta , il Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme di Rodi e di Malta (SMOM), che gestisce tantissime strutture sanitarie private tra cui ad esempio l’Ospedale San Giovanni Battista alla Magliana a Roma.

L’Italia riconosce lo SMOM, caso a dir poco unico al mondo, come uno stato sovrano in virtù di un accordo fatto nel 2000. In pratica un altro Stato che gestisce la sanità in Italia. A fare compagnia a Scoppa, sempre in Campania, un’altra figura decisiva. Un controllore dei conti. Infatti, Arturo Martucci di Scarfizzi, procuratore della Corte dei Conti della Campania, che proprio sulla Sanità ha bastonato sonoramente negli ultimi anni la gestione politica regionale, è Gran Cancelliere dello SMOM territoriale, quello del Priorato di Napoli e Sicilia. Storie di confratelli insomma. Ma non solo, per Scoppa, anche di fratelli. Suo fratello Gianfranco è infatti il fondatore del Centro Sanitario Aktis di Marano, vicino Napoli, uno dei più grandi della provincia.

La vicenda napoletana ci serve per spiegare come i tagli alla sanità vengono gestiti spesso da figure che possono essere direttamente beneficiate dai tagli stessi.
Di esempi se ne potrebbero citare tantissimi altri, tanto da farne un’enciclopedia. Dalla famiglia Angelucci con le cliniche agli Aleotti re dell’industria farmaceutica, fino agli affari di Don Verzè.
Davanti a queste storie e davanti ai dati del Censis è difficile sostenere che non siamo di fronte alla dismissione del servizio sanitario nazionale pubblico e ad un progressivo processo di privatizzazione della sanità.
Ma evidentemente si pensa che basti la sobrietà. Morire sobri, senza cure, senza pronto soccorso... ma sobri.


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