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Frantz Fanon, la rabbia vive - [2S]
2S
L’attualità di Frantz Fanon e la decolonizzazione

Frantz Fanon, la rabbia vive

Nostra traduzione dal francese, da Le Monde des livres 03.11.11
giovedì 3 novembre 2011

Mezzo secolo dopo la morte di Frantz Fanon, la sua denuncia del colonialismo e del razzismo resta di una attualità bruciante.

Frantz Fanon: la rabbia vive

[Frantz Fanon, la colère vive - Les Monde des Livres 03.11.11]

"Sul colonialismo, sulle conseguenze umane della colonizzazione e del razzismo, il libro essenziale è un libro di Fanon: "Peau noire, masques blancs (pelle nera, maschere bianche)". Sulla decolonizzazione, i suoi aspetti e i suoi problemi, il libro essenziale è un libro di Fanon: "Les Damnés de la terre (I miserabili della terra)". Sempre, ovunque, la stessa lucidità, la stessa forza, lo stesso coraggio nell’analisi, lo stesso spirito di "scandalo demistificatore".

Questo omaggio di Aimé Césaire dimostra il posto che Frantz Fanon (1925-1961) occupa nella coscienza universale. Nel Pantheon rivoluzionario che si sviluppa dalla metà del 1950, Fanon è chiaramente accanto a Ho Chi Minh, Che Guevara e altre personalità di spicco del mondo nuovo. Les Damnés de la terre (Maspero, 1961) erano e sono ancora, la Bibbia dei movimenti terzomondisti.

Ma Frantz Fanon dà fastidio, oggi come ieri. Nel dicembre del 1961, quando la notizia della sua morte raggiunse Parigi, la polizia cominciò a sequestrare le copie de Les Damnés de la terre, che "minacciavano la sicurezza dello stato". Gli scritti di Fanon scandalizzavano la destra e colpivano la cattiva coscienza della sinistra, mai molto chiara sulla questione dell’indipendenza algerina. In Martinica, la - terra dove vive il giorno, Fanon anche dava fastidio. Naturalmente, un viale porta il suo nome a Fort-de-France, ma in questa colonia, che ha scelto il percorso dell’"assimilazione", e che è diventata dipartimento francese, Fanon provoca disagio. Lui andò fino in fondo nella lotta di liberazione nazionale e difese, sul terreno dell’Algeria, la causa dell’indipendenza. Alla Martinica, si è piú o meno rinunciato a questa idea, non senza rimorso a volte. Di conseguenza, davanti a Fanon, si è imbarazzati. Si preferisce dimenticare. E in Algeria? Logicamente, lí dovrebbe essere un eroe nazionale, lui che era un quadro del FLN. Ma il nazionalismo algerino si definisce come arabo-islamico ed è molto difficile includere in posizione prominente un nero, e straniero, un uomo che in aggiunta è agnostico. In breve, non si sa se considerare Fanon uno della "Martinica", un "francese", un "algerino", un "africano", un "nero"; nessuno può, o vuole, appropriarsene. Sarebbe quindi egli stesso un "condannato"?

Cinquant’anni dopo la morte di Fanon, diversi libri sembrano evocare la sua memoria, la sua eredità, il suo divenire forse - il nostro anche? L’importante biografia dell’americano David Macey (morto il 7 ottobre), Frantz Fanon. Una vita, che le edizioni La Découverte hanno tradotto in francese offre una ricca, dettagliata, approfondita ricerca e mostra un respiro epico che trasporta il lettore della Martinica all’Algeria, passando per la Tunisia, la Francia e il Ghana. Dal combattimento contro il nazismo a quello contro il colonialismo, due grandi tragedie del Novecento. Psichiatra, combattente, teorico, Fanon appare per quello che è: un capitale contemporaneo. La Découverte, ancora, pubblica un altro lavoro, in tutti gli aspetti rimarchevole. Fratello del precedente, con una copertina che presenta lo stesso ritratto, questo libro porta, su carta bibbia quasi (almeno questo ci voleva...), l’opera completa di Frantz Fanon, con una prefazione dello storico Achille Mbembe e un’introduzione della filosofa Magali Bessone.

Superata la pagina della colonizzazione, Fanon, si dice talvolta in Francia, sarà un autore superato. Davvero? Che luce cruda getta ancora il suo lavoro sui nostri dibattiti contemporanei! Sulla questione del velo, ad esempio, non c’è che da leggere L’an V de la révolution algérienne [L’anno quinto della Rivoluzione algerina] (1959). A metà strada tra l’inchiesta etnografica, il reportage di guerra e il trattato politico, questo libro allucinante fa comprendere meglio rispetto a qualsiasi altro cosa fosse l’Algeria degli "anni di brace". Tra le altre cose, Fanon evidenzia la "rabbia" dei coloni a voler togliere il velo, dei coloni mossi a volte da impulsi erotici a volte da motivi politici. Infatti, il programma colonialista intendeva mobilitare contro gli uomini algerini le donne indigene, incoraggiate, con il pretesto dell’emancipazione, ad arruolarsi nell’Algeria francese. "Ogni chilo di semola distribuito è una dose di indignazione contro il velo e il confinamento", scrive Fanon. Campagne di occidentalizzazione delle donne algerine sono organizzate: "servi minacciati di licenziamento, donne povere strappate dalle loro case, prostitute condotto sulla pubblica piazza e simbolicamente "svelate" al grido di "Viva l’Algeria francese!" Se Fanon tende a minimizzare il fatto della dominazione basata sul genere subita dalle donne velate di ieri, per quelle di oggi, come non vedere, in determinate posizioni estreme sulla laicità, all’estrema destra e di là, i residui di una dominazione postcoloniale?

Anche sulla questione nera, Frantz Fanon, che lucidità! Per lungo tempo in Francia si è voluto ignorare l’argomento. Dopo le grandi ore della "Negritudine", sembrava irrilevante. Nel 2004, lavoravo con amici militanti sulla questione della discriminazione, e avevo suggerito che si usasse la parola "nero". Senza deviazioni.

Ciò aveva provocato inquietudine all’inizio: la paura di quello che si dirà. Ma io avevo citato Fanon, Césaire, e avevamo attraversato il Rubicone. Cosí fu lanciato il CRAN, il Consiglio rappresentativo delle associazioni nere. Facevamo nostre le analisi di Fanon. Quando evocava il desiderio di "lactification [sbiancamento]" di alcune donne nere, che prendono - ancora oggi - prodotti sbiancanti per la pelle, a rischio della loro salute, a rischio della loro vita. Quando evocava "il Negro schiavo della sua inferiorità, il Bianco schiavo della sua superiorità (che) si comportano entrambi secondo una linea di orientamento nevrotica". Quando egli evocava, infine, l’esperienza del Nero, essere-per-altri, esperienza piuttosto simile a quella dell’ebreo, come nell’analisi di Jean-Paul Sartre. Il professore di filosofia di Fanon gli disse un giorno: "Quando sentite parlar male degli ebrei, tendete le orecchie, si sta parlando di voi."

Un pensiero sempre mobile

Frantz Fanon ancora una volta attuale, quando evoca i "dannati della terra", e vediamo, qui e là, gli "indignati" del mondo, del Nord e del Sud, da Wall Street alla Puerta del Sol. Nel suo libro Frantz Fanon, De l’anticolonialisme à la critique postcoloniale, il filosofo Matthew Renault ha ragione quando afferma che la riflessione di Fanon è una "théorie voyageuse". Perché è meno importante per noi, oggi, di restituire la sua origine, la sua storia o la sua "verità", che di seguire i percorsi di un pensiero sempre mobile, che ci invita a viaggiare, piuttosto che al superamento di limiti. Un pensiero che, commentato dai filosofi Jean-Paul Sartre, Hannah Arendt, Edward Saïd, Homi Bhabha, Charles Taylor, Judith Butler e molti altri, costituisce il crocevia della nostra modernità intellettuale e politica.

Frantz Fanon et les Antilles, indica il titolo dello stimolante lavoro del sociologo André Lucrèce, che situa il pensatore, giustamente, nel contesto dei Caraibi. Sí, ma oggi, Frantz Fanon è l’autore di un intero mondo, per utilizzare la formula di Glissant - che chiede l’insurrezione.

Si legge Fanon, si prende la matita, si comincia a sottolineare i passaggi memorabili, si vibra, si bolle, poi ci si arresta. È tutto libro che si dovrebbe sottolineare...

FRANTZ FANON, UNE VIE di David Macey. Traduzione dall’inglese (USA) di Christophe Jaquet e Marc Saint-Upéry. La Découverte, 598 p., 28 €.

ŒUVRES de Frantz Fanon. Prefazione di Achille Mbembe, La Découverte, 884 p., 27 €.

FRANTZ FANON. DE L’ANTICOLONIALISME À LA CRITIQUE POSTCOLONIALE di Matthieu Renault. Ed. Amsterdam, 224 p., 14 €.

FRANTZ FANON ET LES ANTILLES d’André Lucrèce. Ed. Le Teneur, 166 p., 20 €.

Nostra traduzione dal francese di "Frantz Fanon, la colère vive"


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