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La crisi del capitalismo negli ambienti vaticani - [2S]
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CHI€SA

La crisi del capitalismo negli ambienti vaticani

di Giulia De Baudi - Cronache Laiche - 27.10.2011
lunedì 31 ottobre 2011

CHI€SA - MONDO

La crisi del capitalismo negli ambienti vaticani

di Giulia De Baudi - Cronache Laiche - 27.10.2011

Il termine greco nemesis, troppo spesso tradotto superficialmente come vendetta, in verità raccontava una concezione greca sulla realtà molto più complessa: Nemesis era innanzitutto un’entità metafisica: la “giustizia distributrice”, uno spirito immanente che aveva il compito, dopo una catastrofe – che in greco significa ‘rivolgimento’ – di riequilibrare la società per il bene comune.
Alla Chiesa cattolica gli si può contestare tutto, tranne la sua lungimiranza, quasi ‘profetica’, nell’avvertire i rivolgimenti storico sociali, e di utilizzare questo ‘dono divino’ per i suoi scopi più prosaici.
Sono già almeno due anni che i vari esponenti del Vaticano, da Ratzinger ai vari porporati che siedono negli scranni più alti del potere ecclesiastico, fanno sentire un leggero mormorio sul tema del capitalismo. Da sempre la Chiesa cattolica, al contrario del protestantesimo, ha ritenuto il profitto capitalistico “sterco del diavolo”. Questo naturalmente dando fondo a quell’ipocrisia che è la sostanza stessa del cattolicesimo. Parafrasando Max Weber, si potrebbe dire che “l’etica protestante (è) lo spirito del capitalismo” mentre teoricamente questo “spirito” non apparterrebbe alla morale cattolica.

Si sa che la Chiesa cattolica nei secoli ha saputo scegliere i propri figli con cura, così come ha saputo cacciare dal suo seno i figliastri indesiderati: Innocenzo III dopo aver fatto massacrare gli abitanti delle città catare della Provenza, e messo a tacere ferocemente i movimenti pauperistici lombardi, accettò nel suo grembo il “Giullare di dio” benché, a quanto scrive il suo agiografo San Bonaventura da Bagnoregio, anch’egli disdegnasse le ricchezze opulente della Chiesa di Roma e si rifacesse al cristianesimo delle origini.
Nel secolo scorso sono nati altri due figli della Chiesa: il primo, l’Opus dei amato dai papi è venuto alla luce nella Spagna franchista per mano di Josemaria Escrivá de Balaguer. Il secondo figlio illegittimo è il movimento evangelico chiamato Teologia della Liberazione nato nel 1968 dopo la riunione del Consiglio Episcopale Latinoamericano tenutosi a Medellin (Columbia) e osteggiato ferocemente dalla Chiesa cattolica.

Inutile dire che i presupposti dei due movimenti non sono assolutamente conciliabili proprio perché confliggono nella visione socio economica. L’Opus dei dagli anni 60 a oggi è diventato di fatto il braccio religioso del liberalismo capitalista mutuando dal protestantesimo l’idea dell’etica del lavoro come mezzo per accedere alla grazia divina. Diverse sono invece le istanze della Teologia della Liberazione, come diverso è il contesto storico nel quale si è affermata. La T.d.L. nasce in un contesto sociale dove le dittature militari e i regimi repressivi, voluti e spalleggiati dall’America, erano divenute la norma nei paesi sudamericani. Di fronte a questa realtà tragica alcuni teologi, rifacendosi a ideali cristiani, si presero l’impegno di elaborare proposte sempre più radicali per tentare di fermare l’aggravarsi della crisi politica e sociale che stava generando innumerevoli movimenti rivoluzionari armati. Ad esempio i Montoneros argentini facevano tutti parte di associazioni cattoliche che si rifacevano alle idee della T.d.L.
I primi a opporsi alla Teologia della Liberazione furono proprio i protestanti che vedevano minato da questo movimento i principi economici del capitalismo. Ma la loro fu soltanto una reazione lieve in confronto a quella della Chiesa di Roma la quale, come accadde nel medioevo, sguinzagliò i suoi “cani di dio” e questa volta le belve portavano al collo la catena con incisa la scritta Obra de dios. I desaparecidos sono le loro vittime.
In quegli anni, l’Opus dei accetta, senza crearsi problemi morali, di fare il “lavoro sporco” nei paesi latinoamericani. Deve smantellare Teologia della Liberazione ed esegue il suo compito senza mediazioni. Sono i porporati dell’Opus dei, coloro che gestiscono l’orrore degli appoggi vaticani ai dittatori sanguinari, legittimati dall’amicizia esibita tra Woytjla e Pinochet. In breve tempo gli aderenti alla Teologia della Liberazione vengono assassinati come il cardinal Romero, o fatti sparire per poi essere sostituiti dalle gerarchie vaticane con uomini dell’Opus dei.

Ora però il vento sta cambiando, la crisi del capitalismo occidentale sta facendo accelerare le simpatie della Chiesa cattolica verso le sinistre cattoliche, i cosiddetti ‘cattocomunisti’, che li devono traghettare da una criminale adesione al capitalismo più devastante a un finto socialismo cristianeggiante. Le premesse ci sono tutte: dall’amore nato tra Bersani e Ratzinger al discorso fatto a Bari, qualche giorno fa, da monsignor Ravasi che grida al «complotto capitalista contro l’umanità», fino alla notizia che in Honduras, il “vescovo rosso” Luis Santos Villeda da sempre vicino a Teologia di Liberazione, si candiderà alle prossime elezioni presidenziali.
E forse adesso la Chiesa Cattolica, visto l’aria che tira, con una nuova e sfolgorante nemesis liberatoria, getterà alle ortiche l’immagine ingombrante dell’Opus dei e conierà medagliette con la sigla T.d.L.

Giulia De Baudi


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