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Intervista a Pino Aprile da Il Venerdí di Repubblica del 28 ottobre 2011

Aprile, il piú crudele dei revisionisti, ci racconta la rabbia del Sud

L’AUTORE DI TERRONl, BESTSELLER DELLA NUOVA STORIOGRAFIA ULTRA-MERIDIONALISTA, CI RIPROVA. E TORNA A SPARARE CONTRO LA LEGA, BOSSI E IL FEDERALISMO, CHE, DICE, IN REALTÀ È «FREGALISMO» di LUIGI IRDI
lunedì 31 ottobre 2011
Intervista a Pino Aprile: Il Sud ha risorse e uomini nuovi, ma il rischio è che li fermino: come Falcone e Borsellino.


Aprile, il piú crudele dei revisionisti, ci racconta la rabbia del Sud

L’AUTORE DI TERRONl, BESTSELLER DELLA NUOVA STORIOGRAFIA ULTRA-MERIDIONALISTA, CI RIPROVA. E TORNA A SPARARE CONTRO LA LEGA, BOSSI E IL FEDERALISMO, CHE, DICE, IN REALTÀ È «FREGALlSMO»

di LUIGI IRDI - Il Venerdí de La Repubblica 28.10.2011

È la logica del buongustaio, Se una cosa è buona, uno ne vuole tanta. E Pino Aprile, autore del saggio meridionalista piú letto d’Italia, Terroni, se ne esce con altre 500 pagine. Giú al Sud (Edizioni Piemme), è il suo nuovo libro. Storia di una riscossa iniziata senza che nessuno ancora se ne sia accorto, ovvero, come il Mezzogiorno d’Italia salverà il nostro Paese da quegli sciagurati che lo vogliono fare a pezzi.

La dica tutta Aprile, lei vuole fare politica ed è un neo meridionalista e pure sovversivo.
«Effettivamente il governatore della Sicilia Raffaele Lombardo mi ha proposto di diventare il perno di una federazione di movimenti e partiti del Sud».
Lo vede che ho ragione?
«Gli ho risposto che vorrei morire giornalista. lo sono giornalista da quando mi sveglio al mattino a quando mi addormento»,
Molto romantico. Ma si vede che le prudono le mani.
«Forse. Forse perché io la politica infame, lurida, razzista, schifosa, che ha ridotto l’Italia a un letamaio, la sento sulla pelle. Sono andato in giro dappertutto a presentare Terreni e i ragazzi mi chiedono: che dobbiamo fare adesso?»,
Che dobbiamo fare per cosa?
«Per aggiustare l’Italia, per risanare l’anima infetta di una parte del Paese. Il razzismo è un’infezione dell’anima»,
Lei pensa che siamo davvero messi cosí male?
«È un’infezione molto piú estesa di quanto si pensi».
Al Nord.
«Ma anche al Sud. È pieno di meridionali che se ne appropriano e riproducono le discriminazioni antimeridionalistiche».
La zona grigia. I sommersi e i salvati.
«In fondo sí, è lo stesso meccanismo di emulazione del carnefice descritto da Primo Levi nel Lager. Non c’è il filo spinato, ma ci sono barriere di altra natura, per esempio economiche. Nel libro racconto la storia del federalismo fiscale, una follia totale».
Eppure il principio è ineccepibile. Pago le tasse sul mio territorio e le uso sul mio territorio. Che c’è che non va?
«Se ha un paio di mesi liberi le spiego il meccanismo, ma basti dire due o tre cose. Primo, tutte le innumerevoli commissioni preparatorie del federalismo, parliamo di centinaia di persone, sono in mano al Nord. I meridionali non ci sono, esclusi da tutto, Ci sono solo settentrionali. I vertici, tutti nominati da Tremonti e Bossi».
Ma se è pieno di siciliani.
«Ah certo, come no! Le decisioni sul federalismo sono affidate anche a politici siciliani o della Val d’Aosta, regioni a statuto speciale in cui il federalismo non si applica. Ma guarda un po’».
Dica la seconda.
«La riforma si risolve con il trasferimento secco di un miliardo di euro dal Sud al Nord. E nessuno ricorda che già oggi, secondo la ragioneria dello Stato, il 43 per cento dei trasferimenti dallo Stato in periferia va al Nord. Centro e Meridione si dividono l’altra metà. È una immane fregatura).
Ne dica un’altra.
«I criteri di assegnazione dei fondi dallo Stato centrale si piegano sempre alle esigenze del Nord. Il primo criterio è che le regioni piú popolose, come la Lombardia, prendono piú soldi.
Sembra ragionevole.
«Benissimo. Poi però il criterio si inverte quando arriviamo ai comuni. Bisogna premiare e incoraggiare quelli sotto i 500 abitanti. Putacaso il Piemonte ne ha 600 e la Puglia sei. Quindi per ogni euro che mandi in Puglia ne mandi sei in Piemonte. Carino eh? Non è federalismo, è fregalismo. Una trappola via l’altra per spaccare un Paese, che peraltro è già spaccato».
Ma è sicuro? Insomma, la Lega è un partito localistico, Bossi non fa piú nemmeno ridere, le ha viste lei le bandiere in Italia per il centocinquantenario, no? Forse non siamo messi cosí male.
«E lei li ha visti i treni al sud? Le strade? Gli aeroporti che, a parte qualche città sulla costa, non esistono mentre al nord ce n’è uno ogni 50 chilometri? La Lega sta solo tagliando l’ultimo filo».
Lei crede davvero al pericolo Lega.
«Sí. Non tanto per la forza della Lega quanto per l’assuefazione alle sue porcherie. Mentre noi ridiamo del Trota c’è un tizio, l’amministratore delegato di Finmeccanica che sta lavorando per portar via l’Alenia da Napoli e trasferirla in bocca a Maroni a Varese. Ma sí, portiamo qualche. altro centinaio di posti di lavoro nel Varesotto e rubiamoli alla Campania»,

Scusi ma i politici del Sud che fanno? Ronfano? Eppure nella nostra storia ce ne sono stati parecchi e importanti.
«I politici del Sud gestiscono potere ma non ne hanno»,
Mi faccia capire.
«Il Sud è una colonia interna. E cosa accade alle colonie? Vengono private dei loro beni e il territorio diventa mercato di beni prodotti altrove o riserva di braccia e cervelli. È un sistema che ha inventato la Gran Bretagna. Il personale dirigente di questo territorio gestisce potere che gli viene affidato. Se Ciriaco De Mita, allora potente presidente del Consiglio, avesse preso una decisione contro la Fiat, il giorno dopo il suo governo sarebbe caduto e tanti saluti. Tu non vai contro chi ti affida il suo potere».
Senza speranze.
«Al contrario, Ce ne sono moltissime. Il Sud salverà l’Italia. Per ragioni pratiche e per necessità. Chi è sottoposto a un giogo, quando il giogo diventa intollerabile, o scappa o reagisce e ribalta la situazione. Per 130 anni i meridionali sono scappati. Ora restano, e tornano. Al Sud c’è una sterminata quantità di giovani laureati ai massimi livelli che non trovano sbocchi, se non all’estero. Ma non se ne vanno. Si forma una classe sociale di altissima qualità e capacità ed è vicino il momento in cui si prenderanno ciò che spetta loro».
La rivoluzione?
«Dico che il Sud, nel silenzio colpevole del resto del Paese, sta producendo fenomeni, intellettuali, ìmprendìtoriali, culturali, che se non vengono fermati, rivolteranno questo Paese come un calzino»,
E chi dovrebbe fermarli?
«Il potere economico del Nord e la mafia del Sud, Il blocco di potere che tiene per la gola l’Italia da 150 anni»,
Difficile immaginare uno stop a mano armata.
«È già successo. Basta chiedersi cosa sarebbe oggi l’Italia se Chinnici, Falcone e Borsellino non fossero stati fermati. A mano armata».
Allora la speranza dove va a finire?
«La speranza sta nel fatto che la gente di questo Paese è per lo piú gente per bene. E non è detto dunque che si riesca a fermare questo fermento».
Cosa pensa lei di Umberto Bossi?
«Mi fa pena. È un uomo che non conosce la bellezza dei rapporti umani, con tutti gli umani. È un’anima misera»,
Tosto. E di Roberto Maroni cosa mi dice? Illeghista dal volto umano?
«Lo stesso. Sapendo però che lui è piú furbo di Bossi. Bossi ci è. Lui ci fa. Il che è ovviamente molto peggio».

LUIGI IRDI
IL VENERDÍ DI REPUBBLICA


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