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Default? L'Islanda lo ha scelto… - [2S]
2S
Non c’è solo la soluzione greca

Default? L’Islanda lo ha scelto…

di Marco Pala (Liberazione del 12.8.2011)
venerdì 12 agosto 2011
Almeno una voce fuori dal coro....

"Dopo tante stupidaggini messe in circolazione per un anno, finalmente oggi
dovrebbe essere chiaro a tutti un concetto: la speculazione si ferma se
interviene la BCE a comprare titoli di stato, non se si tagliano le
pensioni, l’occupazione o lo stato sociale. Oggi è chiaro che la popolazione
greca è stata sottoposta ad un massacro sociale non per fermare la
speculazione ma perché la BCE e la UE hanno usato la speculazione come scusa
per una pesante operazione di classe. Dopo di oggi il governo italiano, la
BCE e l’UE non pensino di continuare il giochino dei ricatti: non
accetteremo il massacro sociale. Se il governo vuole avrà la Val Susa in
tutta Italia
".
Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista
08 08 11

segue articolo sul default islandese....

Default? L’Islanda lo ha scelto…

di Marco Pala (Liberazione del 12/08/2011)

Qualcuno crede ancora che non vi sia censura al giorno d’oggi? Allora perché, se da un lato siamo stati informati su tutto quello che sta succedendo in Egitto, dall’altro i mass-media non hanno sprecato una sola parola su ciò che sta accadendo in Islanda?

Il popolo islandese è riuscito a far dimettere un governo al completo; sono state nazionalizzate le principali banche commerciali; i cittadini hanno deciso all’unanimità di dichiarare l’insolvenza del debito che le stesse banche avevano sottoscritto con la Gran Bretagna e con l’Olanda, forti dell’inadeguatezza della loro politica finanziaria; infine, è stata creata un’assemblea popolare per riscrivere l’intera Costituzione. Il tutto in maniera pacifica. Una vera e propria Rivoluzione contro il potere che aveva condotto l’Islanda verso il recente collasso economico.

Sicuramente vi starete chiedendo perché questi eventi non siano stati resi pubblici durante gli ultimi due anni. La risposta ci conduce verso un’altra domanda, ancora piú mortificante: cosa accadrebbe se il resto dei cittadini europei prendesse esempio dai "concittadini" islandesi?

Ecco brevemente la cronologia dei fatti:
2008 - A settembre viene nazionalizzata la piú importante banca dell’Islanda, la Glitnir Bank. La moneta crolla e la Borsa sospende tutte le attività: il paese viene dichiarato in bancarotta.
2009 - A gennaio le proteste dei cittadini di fronte al Parlamento provocano le dimissioni del primo ministro Geir Haarde e di tutto il governo - la Alleanza social-democratica (Samfylkingin) - costringendo il Paese alle elezioni anticipate. La situazione economica resta precaria. Il Parlamento propone una legge che prevede il risanamento del debito nei confronti di Gran Bretagna e Olanda, attraverso il pagamento di 3,5 miliardi di euro che avrebbe gravato su ogni famiglia islandese, mensilmente, per la durata di 15 anni e con un tasso di interesse del 5,5%
2010 - I cittadini ritornano a occupare le piazze e chiedono a gran voce di sottoporre a referendum il provvedimento sopracitato.
2011 - A febbraio il Presidente Olafur Grimsson pone il veto alla ratifica della legge e annuncia il referendum consultivo popolare. Le votazioni si tengono a Marzo e i "No" al pagamento del debito stravincono con il 93 per cento dei voti. Nel frattempo, il governo ha disposto le inchieste per determinare giuridicamente le responsabilità civili e penali della crisi. Vengono emessi i primi mandati di arresto per diversi banchieri e membri dell’esecutivo. L’Interpol si incarica di ricercare e catturare i condannati: tutti i banchieri implicati abbandonano l’Islanda. In questo contesto di crisi, viene eletta un’Assemblea per redigere una nuova Costituzione che possa incorporare le lezioni apprese durante la crisi e che sostituisca l’attuale Costituzione (basata sul modello di quella danese). Per lo scopo, ci si rivolge direttamente al popolo sovrano: vengono eletti legalmente 25 cittadini, liberi da affiliazione politica, tra i 522 che si sono presentati alle votazioni. Gli unici due vincoli per la candidatura, a parte quello di essere liberi dalla tessera di qualsiasi partito, erano quelli di essere maggiorenni e di disporre delle firme di almeno 30 sostenitori. La nuova assemblea costituzionale inizia il suo lavoro in febbraio e presenta un progetto chiamato Magna Carta nel quale confluiscono la maggior parte delle "linee guida" prodotte in modo consensuale nel corso delle diverse assemblee popolari che hanno avuto luogo in tutto il Paese. La Magna Carta dovrà essere sottoposta all’approvazione del Parlamento immediatamente dopo le prossime elezioni legislative.

Questa è stata, in sintesi, la breve storia della Ri-evoluzione democratica islandese.

Abbiamo forse sentito parlare di tutto ciò nei mezzi di comunicazione europei?
Abbiamo ricevuto un qualsiasi commento su questi avvenimenti nei noiosissimi salotti politici televisivi o nelle tribune elettorali radiofoniche?
Abbiamo visto nella nostra beneamata televisione anche un solo fotogramma che raccontasse qualcuno di questi momenti?
Sinceramente no.


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