Warning: file_get_contents(/proc/loadavg): failed to open stream: Permission denied in /hermes/bosoraweb182/b543/ipg.carminecolacino/config/ecran_securite.php on line 302 Dopo il Lager di Fenestrelle, un nuovo sterminio silenzioso e terribilmente invisibile - [2S]
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Dopo il Lager di Fenestrelle, un nuovo sterminio silenzioso e terribilmente invisibile

lunedì 17 maggio 2010 di Valerio Rizzo

Scorie radiattive al largo di Metaponto e Maratea - chi ha comprato i servizi della ?ndran?gheta per liberarsi di rifiuti tossi?ci?
Articolo da Il Corriere della Sera di Macr? e Porqueddu

Riporto l’articolo del Corriere della Sera sull’affondamento delle navi piene di scorie radioattive perpretate dalla ’Ndrangheta. Oltre a Cetraro (CS) il pentito Francesco Fonti parla, e le sue parole sono drammatiche, di quattro navi affondate, una nella località calabrese, due in Basilicata ed una al largo di Livorno. Sembra essere un piano prestabilito, la scelta di Metaponto e Maratea, le perle Lucane rispettivamente dello Jonio e del Tirreno, sembra essere stata fatta per bloccare ogni tipo di sviluppo economico e per giunta, per provocare un’avvenelamento indiscriminato di un’intera regione. Gli esperti parlano di una forte incidenza dei tumori nelle due zone, ? la prova lampante ancor prima dell’arrivo della nave oceanica che sta scandagliando i fondali.
Il quesito che rende ancor più inquietante la faccenda è quello che conclude l’articolo: "Quante altre volte è successo? E chi ha comprato i servizi della ’ndrangheta per liberarsi di rifiuti tossici? "
La mente vola senza controllo a tutte le vicende italiane in cui si ritrovano sempre gli stessi soggetti: Servizi Segreti(Stato)-Mafia(questa volta ’Ndrangheta).
Sarà anche questo un’altra prova di questa scellerata alleanza? Questo è il mio quesito.

Gli altri scafi a Metaponto e Maratea?. Il perito: nella zona sono aumentati i tumori
Dieci casse di esplosivo militare - Cosè ho affondato le navi dei veleni
Calabria, il pentito: fusti radioattivi dalla Norvegia. L’ordine dei clan

REGGIO CALABRIA "Avevamo bisogno di affondare delle navi che ci erano state commissionate ed erano al largo di Cetraro. Ci serviva un motoscafo per portare l’esplosivo da riva fino al largo". " il 21 aprile 2006 e a Milano un magistrato antimafia raccoglie la testimonianza del pentito Francesco Fonti, che dal 1966 fi?no al gennaio del ’94, quando è iniziata la sua collaborazione con la giustizia, ha fatto parte della ’ndrangheta: entrato da picciotto e uscito con la "dote" di vangelo dalla famiglia Romeo, padroni di San Luca. Fonti parla di un episodio che fa risalire al 1993: l’affondamento, con tanto di truffa all’assicurazione, di una nave carica di rifiuti radioattivi nel Tirreno.

Lui c’era e ricorda: "Nelle navi in quel momento c’era una certa quantità di fusti che non erano stati smaltiti all’estero...". I motoscafi li procurò Franco Muto, boss di Cetraro, al quale andarono 200 milioni di lire per il disturbo; dall’Olanda arrivarono una decina di casse di esplosivo militare; il carico finito in fondo al mare, invece, secondo il pentito era di origine norvegese. Al magistrato racconta i preparativi con Muto: "Ci siamo incontrati in quel negozio di mobili. Spaccarotelle il nome del mobilificio. Noi gli abbiamo detto che avevamo bisogno di un paio di motoscafi e lui ha detto: "No, non ci sono problemi. Quanto grandi li volete? Da altura, da mezzo mare?". E ci procurò due motoscafi. Noi caricammo... il materiale esplosivo l?avevamo portato da San Luca e, da Cetraro Marina, alla fine del lato Nord, c?erano i motoscafi, fin lì si può arrivare anche con le macchine sulla strada interna del lungomare... Abbiamo preso le casse di esplosivo, le abbiamo messe sui motoscafi e siamo partiti al largo, siamo arrivati alle navi, gli autisti dei motoscafi hanno aspettato, noi abbiamo fatto il trasbordo e le abbiamo lasciate l?. Il giorno dopo siamo tornati di nuovo per sistemare l’esplosivo nei punti dove doveva esplodere per far imbarcare l’acqua e mandarle a fondo. Solamente che affondarle tutte e tre assieme l’ abbiamo pensato che non era tanto intelligente, e abbiamo deciso una di farla affondare lì, le altre due di mandarle una verso lo Ionio, a Metaponto, e l’altra verso Maratea ". Il magistrato, quasi stupito, gli chiede del viaggio a Metaponto, e Fonti spiega: ?Ma sopra c’era l’equipaggio eh...! Faceva tutto il giro dello Stretto di Messina.

Qualcuno sostiene che nel Mediterraneo la criminalità organizzata, dagli anni ?80, potrebbe aver affondato decine di navi cariche di veleni. Sono state disegnate trame complicatissime, che coinvolgerebbero uomini dei servizi, politici, faccendieri di tutto il mondo, fra Olanda e Somalia, Calabria ed ex Jugoslavia.

Molte cose restano da verificare, ed è difficile. "Ma il velo è squarciato, nessuno può più sostenere che le navi non ci sono", dice Bruno Giordano, capo della Procura di Paola dal luglio 2008. E’ il magistrato che ha riannodato le fila di un’inchiesta che si trascinava da tempo. Prima ha scoperto lungo il greto del torrente Oliva, tra Aiello Calabro e Serra d?Aiello, la presenza di metalli pesanti, radioattività di origine artificiale, "quantità" rilevantissime di mercurio?. Poi, mesi fa, sul suo tavolo è arrivato un documento dell’Arpacal, una rilevazione condotta nel Tirreno: fuori da Cetraro sottacqua c’era qualcosa di lungo, almeno 80 metri. La Marina non aveva mezzi a disposizione, Giordano si ? rivolto a Silvio Greco, assessore all’Ambiente della Regione Calabria e biologo marino, che ha trovato un robot in grado di ispezionare i fondali. E siamo a sabato scorso: a 500 metri di profondità, al largo di Cetraro, nel tratto di mare indicato da Fonti, il robot filma un relitto. ?Laggi? la pres?sione ? 50 atmosfere ? dice Gre?co ?: la telecamera ha inquadra?to almeno un fusto quasi del tut?to schiacciato. Gli altri dovrebbe?ro essere nella stiva: ora bisogna capire che cosa contengo?no e come trattarli. Poi vanno cercate le altre due navi di cui parla il penti?to ?. Francesco Fonti non fa pi? parte del program?ma di protezione per col?laboratori di giustizia, si nasconde in centro Italia, ma se il suo rac?conto ? attendibile, e ora smentirlo ? pi? dif?ficile, le altre due navi potrebbero trovarsi fra 3 e 5 mila metri di profondit?. Oggi Gre?co sar? a Roma, a par?lare con i tecnici del ministero dell?Am?biente. Forse un giorno verr? ascol?tato anche il dottor Giacomino Branca?ti, medico e consu?lente della Procu?ra. La sua relazione fa paura. ?Si pu? confermare l?esistenza di un eccesso statisticamente significa?tivo di mortalit? nel distretto di Amantea rispetto al restante terri?torio regionale, dal ?92 al 2001, in particolare nei comuni di Serra d?Aiello, Amantea, Cleto e Mali?to ?. Parla di tumori maligni di co?lon, retto, fegato, mammella. Invi?ta a indagare lungo il corso del?l?Oliva.

Ancora dal verbale di Fonti: ?Avvenne di sera, era buio. Erava?mo gi? gennaio, quindi verso le 7 e mezzo di sera... C?erano dei de?tonatori, per? a breve portata, mi sembra 300 metri. Sono stati fatti brillare dal motoscafo?. Quante altre volte ? successo? E chi ha comprato i servizi della ?ndran?gheta per liberarsi di rifiuti tossi?ci?

Carlo Macr?
Mario Porqueddu
15 settembre 2009

LINK ARTICOLO:

http://www.corriere.it/cronache/09_settembre_15/navi_affondate_porqueddu_macri_48f7e9ac-a1c0-11de-a593-00144f02aabc.shtml


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