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Recensione dell’ultimo lavoro di Nicola Zitara

L’invenzione del Mezzogiorno. Una storia finanziaria

di Nando Santonastaso - da Il Mattino del 10 maggio 2011
martedì 10 maggio 2011

La tesi secondo cui il Sud fu vittima dell’unità d’Italia, colonizzato dal capitalismo del Nord pur essendo altamente competitivo e non solo sul piano agricolo, torna nell’ultima fatica di Nicola Zitara, lo studioso calabrese morto lo scorso anno, poco prima che il volume vedesse la luce. Ma ne L’invenzione del Mezzogiorno. Una storia finanziaria, edito da Jaca Book, che l’autore aveva fatto in tempo a completare riuscendo anche a rileggerne la versione definitiva, la teoria si arricchisce di ulteriori approfondimenti. Nelle pagine di Zitara, protagonista dei «Quaderni calabresi», appassionato difensore di un meridionalismo quasi viscerale ma tutt’altro che superficiale, si racconta di un Mezzogiorno vitale nel settore del credito prima che il capitalismo padano del ferro e del cemento ne stravolgesse storia, abitudini, sviluppo. La svolta avvenne nel primo decennio dell’unità, quando la Banca Nazionale sabauda ottenne di fatto l’imposizione del corso forzoso dei suoi biglietti: carta moneta che lentamente e tra non poche difficoltà si impose ad un sistema caratterizzato dalla moneta metallica e dal suo rapporto con le riserve auree del Regno delle due Sicilie. «Diversamente dalla Banca Nazionale sabauda - scrive Zitara - che la moneta la inventa, il Banco di Napoli e il Banco di Sicilia non sono assolti dal rischio d’impresa, stampano carta nei limiti di quel tanto di riserva metallica e in valuta legale che gli è rimasta attaccata alle mani. La legge del 1866 non consente di imitare la Banca Nazionale. Se emettono una fede di credito devono rimborsarla in oro o banconote della Nazionale». La tesi insomma è che con l’unità, le banche meridionali furono relegate ad una sola funzione: occuparsi del risparmio degli agricoltori «per investirlo nel commercio locali che importa manufatti dalla Toscopadana. Insomma, un ruolo nazionale e patriottico ineccepibile». E la borghesia attiva, che nel sistema di Ferdinando IV era parte essenziale della crescita del Sud, si trovò prima ad essere come classe al servizio degli sbocchi dell’espansione padana e poi, come da tradizione, a inneggiare al nuovo re pur avendo partecipato poco o nulla al moto unitario. Di sicuro anche prima dell’unità il sistema creditizio meridionale, per quanto bene organizzato, non era esente da responsabiltà nel sostegno a quel sistema di clientele, corruzione e privilegi che minò alla radice la società meridionale e nel quale fu perfino troppo semplice per l’imprenditoria capitalista del Nord inserirsi e fare affari.

Nando Santonastaso


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