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Reportage De Mattei: con chi vogliamo parlare? - [2S]
2S
A proposito di onestà intellettuale

Reportage De Mattei: con chi vogliamo parlare?

di Alessandra Maiorino - da Cronachelaiche.it [22 apr 2011]
sabato 23 aprile 2011

È ben noto che il dialogo è il mezzo piú idoneo da utilizzare quando due interlocutori mostrano di avere visioni differenti. Parlare, scambiarsi le opinioni, conoscersi e infine capire le ragioni dell’altro, per venirsi incontro, trovare un accordo, a volte persino cambiare opinione, quando le tesi sostenute dalla controparte si siano dimostrate più solide e convincenti.

Cosí si fa tra persone mature, avvezze alla riflessione e sanamente “curiose” di apprendere nuove prospettive in grado di ampliare le proprie.

È in questa ottica che, stimolati dal molto parlare che si è fatto nei giorni scorsi, abbiamo voluto approfondire la conoscenza del professor De Mattei, esplorando – con i mezzi che la tecnologia mette a disposizione – quelli che sono i suoi interessi, i suoi ideali, i suoi principi ispiratori. Il breve viaggio nella rete e nella documentazione a nostra disposizione è risultato particolarmente istruttivo.

Percorso accademico. Innanzitutto, cominciamo col dire che il sito del Consiglio Nazionale di Ricerche (CNR), di cui De Mattei è vicepresidente, soffre, evidentemente, di qualche ritardo nelle operazioni di aggiornamento dei suoi contenuti. I media che si sono occupati della vicenda hanno spesso riportato che De Mattei è «titolare della Cattedra di Storia Moderna presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Cassino presso la quale attualmente insegna», e cosí è scritto in effetti nella biografia presente nel sito del CNR (verificabile qui, fino ad auspicabile aggiornamento). Peccato che così non è. Esplorando il sito dell’Università di Cassino e ricercando la voce “De Mattei”, si approda ad una pagina vuota. Incuriositi, abbiamo telefonato all’ateneo e appreso che in effetti il prof. De Mattei non insegna piú presso quell’università dal 2008, anno in cui è passato alla cattedra di Storia del Cristianesimo e della Chiesa presso l’Università Europea di Roma. Quindi non entrambe le cattedre, ma solo la seconda è attualmente detenuta da De Mattei. La sua docenza presso l’Università Europea è nota, e debitamente riportata dai media e nella biografia. Ma quanti sanno cosa sia questo istituto universitario?

L’Università Europea di Roma è parte di una rete di istituti fratelli presenti in diversi paesi del globo; essi compongono la rete delle Università dei Legionari di Cristo. Chi sono costoro? Ecco come i medesimi si presentano nel sito, alla sezione dedicata alla nascita e allo sviluppo della congregazione. A proposito della fondazione si legge: «1936-1950. Dio (sic!) prese l’iniziativa di quest’opera a partire da quando, il 19 giugno 1936, chiese ad un seminarista adolescente che si mettesse nelle sue mani come strumento. Cinque anni dopo, il 3 gennaio 1941, un giovane di vent’anni e tredici seminaristi minori fondavano la Legione di Cristo in uno degli scantinati avuti in prestito a Città del Messico. Altri cinque anni (1946) ed il sacerdote-fondatore con trentadue ragazzi attraversava l’Atlantico per aprire la loro prima casa in Spagna. Altri quattro anni: nel 1950 l’attuale sede della direzione generale della Legione di Cristo era stata già costruita a Roma e lì si trasferivano “i maggiori” – novizi, studenti di filosofia e di teologia – con il fondatore in testa, per vivere e formarsi vicino al Santo Padre. Tuttavia in Messico e in Spagna rimanevano due scuole apostoliche (seminari minori) piene di adolescenti aspiranti al sacerdozio. In soli nove anni di vita la Legione di Cristo era nata in tre Paesi».

Piuttosto insolito che il nome del benefattore, fondatore della congregazione poi diramatasi in oltre venti paesi e sviluppatasi anche in centri di studi universitari venga tenuto celato: eccesso di religiosa modestia? No, piú probabilmente misurata cautela o, nella migliore delle ipotesi, pudore. Il nome del fondatore dei Legionari di Cristo, che hanno dato origine a loro volta all’Università Europea di Roma, è niente meno che padre Marcial Maciel Degollado. Dice nulla? Le prime accuse di pedofilia a carico di padre Maciel risalgono al 1948. Nel 1956, a seguito di accuse ancor più pesanti da parte di ex seminaristi, il Legionario è sospeso per due anni dalle sue funzioni e esiliato da Roma dove frattanto si era trasferito. Nel 1978 è lo stesso ex presidente dei Legionari degli Stati Uniti, Juan Vaca, a presentare un esposto a papa Giovanni Paolo II, accusando Maciel di aver usato comportamenti peccaminosi sulla sua persona quando era ragazzo. L’intera vicenda di Maciel Degollado è riportata, tra gli altri, in Chiesa e pedofilia, di F. Tulli (pag. 46-50), da cui, per brevità estrapoliamo l’esito: «Il 19 maggio 2006 […], l’ultraottantenne fondatore dei Legionari viene sospeso a divinis per le violenze pedofile e per aver assolto dei pedofili in confessione, ed è “invitato” dalla congregazione, con l’avallo del papa, a ritirarsi a una vita di preghiera e di penitenza e a rinunciare a ogni ministero pubblico». Morirà due anni piú tardi, «portandosi nella tomba una ventina di accuse per abuso sessuale su minori».

A onor del vero, il sito dei Legionari di Cristo qualcosa riporta della vicenda di padre Maciel, e per l’esattezza alla sezione “la nostra storia”, ove, dopo una sequela di successi, approvazioni pontificie, nascita di successive fondazioni, improvvisamente, per l’anno 2006 si legge: «Una indagine canonica della Congregazione per la Dottrina della Fede arriva alla certezza morale sufficiente per imporre a P. Maciel gravi sanzioni canoniche, conseguenti alle accuse rivolte contro di lui, tra cui quelle di atti di abuso sessuale contro seminaristi minorenni. Data l’età avanzata di P. Maciel, e la salute cagionevole, la Congregazione per la Dottrina della Fede decide di “rinunciare a un processo canonico e invitare il padre a una vita riservata di orazione e penitenza, rinunciando a ogni ministero pubblico. Il Santo Padre approva queste decisioni”». Quando si dice la pietas cristiana.

Queste dunque le credenziali dei Legionari di Cristo. Le università però sono altra cosa; esse infatti si prefiggono di promuovere «una cultura profondamente cristiana; l’approfondimento della verità attraverso la ricerca scientifica; la tensione verso la verità per mezzo della ricerca scientifica; la trasmissione della verità per mezzo dell’attività di docenza, a livello universitario e post-universitario». Non c’è male come programma di ricerca universitaria. C’è solo da augurarsi che la retta da versare per entrare in possesso della verità non sia troppo salata.

Hobbies e interessi personali. Ma il professor De Mattei è uomo pieno di variegati interessi, come si addice ad un vero uomo di cultura, e quindi non si limita a ricoprire la vicepresidenza del CNR ed insegnare nell’Università dei Legionari di Cristo. Egli è anche presidente di una fondazione culturale chiamata, significativamente, Lepanto. Forse a chi ancora ricorda un po’ di storia il nome accenderà una luce. In ogni caso, un aiutino ve lo forniamo noi: la battaglia di Lepanto è lo storico scontro avvenuto nel 1571 tra alcune potenze cristiano-occidentali e i turchi Ottomani, che, risoltasi a favore dei primi, fermò l’irruenta avanzata dei secondi nel mar Mediterraneo. Con le parole dei “Lepantisti” di oggi suona così: «L’espansione dei turchi si sviluppava anche grazie alla complicità decisiva di paesi cristiani, come la Francia, che in nome della realpolitik, oggi diremmo dei suoi interessi geopolitici, incoraggiava e finanziava i turchi per indebolire il suo tradizionale nemico: la casa imperiale d’Austria. Tuttavia grazie alle preghiere e alle insistenze del pontefice, il 25 luglio del 1570, la Spagna, Venezia e il Papa conclusero l’alleanza contro i turchi. Subito dopo aderirono il duca di Savoia, la Repubblica di Genova e quella di Lucca, il granduca di Toscana, i duchi di Mantova, Parma, Urbino, Ferrara, l’Ordine sovrano di Malta. Si trattava di una prefigurazione dell’unità italiana su basi cristiane, la prima coalizione politica e militare italiana nella storia».

Una fondazione culturale cattolica, dunque, che fa della guerra santa all’infedele (inteso in tutte le sue possibili declinazioni: verificare le attività della fondazione per credere!) il suo baluardo e la sua stessa ragion d’essere. E non si pensi che tale interpretazione sia un’esagerazione malevola volta a denigrare componenti e sostenitori della fondazione. Sono le stesse parole di De Mattei che ci autorizzano a ciò, anzi, che ci obbligano a ciò. Ecco infatti come si esprime l’eminente storico del cristianesimo in un articolo dall’inequivocabile titolo “Apologia della crociata” comparso sul Foglio l’8 giugno 2010 e orgogliosamente riportato sulla homepage della fondazione Lepanto: «L’irenismo ecumenico è una distorsione della dottrina della chiesa e della sua storia. Il vero spirito del cristianesimo è combattere per la verità e per difendere le radici che affondano nei secoli luminosi del medioevo». (Aiuto alla comprensione: “irenismo” altro non è che un grecismo, un vocabolo dotto scelto per sfumare e confondere il senso di questa agghiacciante affermazione. Eirène significa “pace” in Greco, e dunque quanto il professore afferma è che il “pacifismo” ecumenico etc.).

Lo storico De Mattei definisce inoltre “luminosi” i secoli del Medioevo, secoli durante i quali tutte le sorprendenti conoscenze scientifiche, tecniche e teoriche, e le conquiste della speculazione filosofica acquisite durante la Classicità, andarono perdute, bandite e dimenticate (basti pensare che il matematico e geografo Eratostene nel III a.C. aveva già calcolato la circonferenza della terra – che era pertanto notoriamente tonda per i dotti dell’epoca – con un errore di appena qualche centinaio di chilometri) in nome dell’unica e sola ideologia che poteva e doveva informare il pensiero, l’arte, la letteratura e persino le osservazioni scientifiche. Tralasceremo di menzionare le torture e le condanne a morte sommarie che travolsero chiunque era appena sospettato di non uniformarsi al pensiero unico vigente.

Quello stesso pensiero unico cui i fondamentalisti della risma del professor De Mattei sarebbero felici di riportare la nostra società. Un dato esce infatti luminoso – esso sì – da questo affascinante viaggio antropologico all’interno del “tipo umano” De Mattei: i fondamentalisti sono tanto più pericolosi perché non sanno di esserlo. Essi soffrono di uno scollamento dalla realtà che li porta ad appropriarsi di parole che usano in maniera vuota rigettando il proprio dogmatismo sugli altri. Un interessante esempio di questo rovesciamento della realtà è rappresentato dalla lettera di solidarietà inviata dall’associazione Riscossa Cristiana (sic!) al professor De Mattei e pubblicata sul sito della fondazione Lepanto (si legga qui) in cui si accusano i “laicisti” di voler imporre le proprie visioni. Naturalmente i laicisti non impongono nulla, ma non vogliono subirne a loro volta.

Più illuminanti ancora però sono le parole dello stesso De Mattei, che ieri, 20 aprile, è tornato a parlare ai microfoni di Radio Maria. Dopo aver debitamente specificato che si esprimeva in qualità di «cattolico e uomo libero», il vicepresidente del CNR ha infatti dichiarato: «Affermare che Dio esiste e che è il creatore e signore del cielo e della terra, non è un’opzione fideistica, non è un afflato sentimentale, non è un’esperienza incomunicabile, ma è una verità razionale a cui la nostra ragione può arrivare a partire dalla considerazione delle realtà create, che cadono sotto l’esperienza sensibile, quella del mondo che ci circonda».

Si diceva, all’inizio di questo nostro viaggio, che il dialogo è il mezzo principe per un sano e proficuo scambio di vedute. Verissimo. Vigono però nel dialogo fra persone intellettualmente oneste delle regole non scritte, la prima delle quali è intendersi sul significato delle parole che si utilizzano (Epicuro docet!*), altrimenti si rischia di girare in tondo, senza intendersi mai e non facendo altro che confondere le opinioni con i fatti. Che la fede in dio non sia un’opzione fideistica, ma ricada all’interno del campo sperimentale dei sensi e della ragione è, oltre che un ossimoro, un palese abuso delle regole del dialogo.

Ha detto il professor Arnaldo Marcone, docente di Storia Romana presso l’Università Roma Tre, in riferimento alla teoria “dematteiana” secondo cui l’Impero crollò a causa dell’elevato numero di omosessuali, che «La migliore cosa da fare in questi casi è ignorare certe affermazioni».

Vorremmo tanto poterlo fare, ma non si può non porre pensiero al fatto che la prestigiosa carica all’interno del CNR rivestita dal crociato (per sua stessa ammissione) fondamentalista De Mattei è retribuita con i fondi destinati alla ricerca scientifica pubblica (scientifica, non teologico-fideista).

Ribadiamo pertanto il nostro invito a firmare la petizione e a scrivere al CNR per richiedere le dimissioni di una figura quanto meno imbarazzante per il progresso civile e per il mondo scientifico di questo paese.

Alessandra Maiorino


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