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Ma da Lampedusa a Bolzano c’è chi ha boicottato (o evitato) le manifestazioni

Inno, bandiere, cortei: feste in tutto il Paese

di Angela Frenda - da Il Corriere della Sera del 18.3.11
domenica 20 marzo 2011
Pasquale Zavaglia, dell’associazione «Due Sicilie Nicola Zitara: "Tutta retorica. Da quando è stata fatta l’Unità d’Italia il Sud è diventato una colonia. L’Italia, nata 150 anni fa da un tradimento, continua a reggersi sulla menzogna"...
A Napoli ... sono stati pochi i tricolori esposti alle finestre e ... alcuni monumenti sono stati imbrattati di rosso, i neoborbonici hanno dato vita in varie piazze a contromanifestazioni di protesta... Per noi lo Stato italiano è nato nel 1946...

Inno, bandiere, cortei: feste in tutto il Paese

Ma da Lampedusa a Bolzano c’è chi ha boicottato (o evitato) le manifestazioni

di Angela Frenda - da Il Corriere della Sera 18 marzo 2011

MILANO - La pioggia c’è stata, implacabile. Ma non è riuscita a frenare l’entusiasmo dei tantissimi italiani che da Torino a Napoli, da Milano a Firenze, hanno deciso di celebrare l’Unità scendendo ieri per le strade, nelle piazze o visitando una delle tante iniziative allestite nelle principali città per festeggiare il 150esimo della nazione. È stato boom, ad esempio, nei musei aperti di notte. Ma anche alla Notte Tricolore a Roma, che ha visto la partecipazione di oltre 130 mila persone nonostante il maltempo. Oltre 2 mila in visita al Consiglio regionale della Lombardia. Mentre centinaia di persone si sono raccolte ieri mattina in piazza Duomo a Milano per la cerimonia dell’alzabandiera che ha ufficialmente aperto le celebrazioni. Anche a Venezia folla, nonostante l’acqua alta, per l’alzabandiera. Coccarde e tricolori hanno invaso stazioni, uffici pubblici e strade. Una bandiera è stata portata dagli alpini persino sulla cima dell’Etna. E poi è stato un fiorire di iniziative legate al grande evento. Dalle deputate in mise tricolore all’ombrello verde bianco e rosso di Ignazio La Russa. E l’inno di Mameli è stato eseguito in contemporanea nelle 150 stazioni e negli aeroporti. Mentre il Frecciarossa tricolore ha iniziato il viaggio nel Paese. Ma nell’Italia dei campanili non sono mancate le prese di distanza per le ragioni piú diverse. In Sardegna i movimenti indipendentisti hanno boicottato la festa. Quelli di Sni (Sardigna Natzione Indipendentzia) hanno manifestato in 50 sotto la sede del Consiglio regionale a Cagliari contro «la sudditanza del popolo sardo». Mentre gli indipendentisti della Repubblica di Maluentu hanno marciato verso Punta La Marmora sui monti del Gennargentu dove hanno collocato la bandiera dei Quattro Mori. E Giovanni Colli, segretario nazionale del Partito sardo d’azione (oggi alleato del Pdl), al 5% alle ultime elezioni e un assessore in giunta regionale, chiarisce: «Non possiamo partecipare ai festeggiamenti. Lo Stato italiano è distratto rispetto alle esigenze di una terra come la Sardegna. Le celebrazioni mi lasciano indifferenti...». Fronti contrapposti a Bolzano, con il governatore Luis Durnwalder che ha già detto che non festeggerà (eppure, ironia del destino, è stato eletto presidente della Provincia autonoma di Bolzano la prima volta il 17 marzo 1989), il vicepresidente pd della Provincia Christian Tommasini a Roma a celebrare, e il sindaco pd di Bolzano Luigi Spagnoli all’ alzabandiera in città. Lo stato maggiore di Fli (Bocchino, Menia e Granata) è sceso in piazza davanti al palazzo della Provincia. Mentre la deputata Pdl Micaela Biancofiore si è esibita in una performance pro Unità d’Italia. Intanto sempre ieri la separatista Eva Klotz ha diffuso un polemico invito ai sudtirolesi: «Dato che è festa, andate a fare shopping in Austria». Interpellata, ha aggiunto: «Non abbiamo niente da festeggiare. Noi siamo stati annessi all’ Italia senza la nostra volontà. Non si possono imporre sentimenti patriottici. Io sono tirolese». Alcuni sindaci, poi, non per ragioni antipatriottiche ma di critica verso il governo, hanno scelto proprio un giorno simbolico per protestare. Quello di Lampedusa, Bernardino De Rubeis, ha annunciato laconico, riferendosi all’ emergenza immigrazione nell’ isola: «L’Italia non ci è vicina e per questo tengo la bandiera a mezz’asta». E il sindaco dimissionario dell’ Aquila, Massimo Cialente, ha occupato il pericolante palazzo Margherita, sede del Comune, in protesta contro l’immobilismo sulla ricostruzione post terremoto: «Nella festa dell’Unità d’Italia era importante lanciare un segnale al Paese». Un tricolore di protesta, poi, è comparso sulla torre di Marghera, in Veneto, dove da giorni protestano i lavoratori della Vinlys per la crisi dell’ azienda. Infine, non sono mancate le proteste dei separatisti meridionali. In Sicilia Pasquale Zavaglia, dell’associazione «Due Sicilie Nicola Zitara», ha organizzato a Villa San Giovanni una contromanifestazione: «Tutta retorica. Da quando è stata fatta l’Unità d’ Italia il Sud è diventato una colonia. L’Italia, nata 150 anni fa da un tradimento, continua a reggersi sulla menzogna». A Napoli, invece, dove sono stati pochi i tricolori esposti alle finestre e dove alcuni monumenti sono stati imbrattati di rosso, i neoborbonici hanno dato vita in varie piazze a contromanifestazioni di protesta. Ha spiegato Alessandro Romano da Ponza, leader del movimento, al Corriere del Mezzogiorno: «Ho listato a lutto la mia bandiera, quella del Regno delle Due Sicilie. Per noi lo Stato italiano è nato nel 1946». Un’ultima curiosità: il sito della società «Calcio Napoli», ieri, è stato preso d’assalto da tifosi simpatizzanti neoborbonici, che hanno espresso piú di un parere contro le celebrazioni.


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