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Tunisia

Violenze e saccheggi, tre morti - Accoltellato e ucciso nipote Ben Ali

da La Repubblica 16.1.11
domenica 16 gennaio 2011
Nostro commento: Una lezione di civiltà dalla Tunisia dove esistono ancora uomini e donne disposti a sacrificarsi per la libertà e la dignità. Il contrario esatto dell’Italia dove si tollera un ras corrotto e corruttore (anche di minorenni).
Un regime (sostenuto da Italia e Francia) che sembrava incrollabile è caduto, il popolo ha cacciato la corte mafiosa di ladri e profittatori e il fatto che sia accaduto dopo la prima insurrezione popolare fa ben comprendere l’ottusità della politica europea che vorrebbe tutti i paesi arabi intrappolati nella tenaglia terrorismo islamista-regimi tirannici e corrotti. Non è vero che l’unico baluardo contro l’estremismo musulmano è l’alleanza con regimi tirannici e corrotti. Bisogna invece incoraggiare le istanze di democrazia e libertà ovunque presenti nel mondo arabo. La speranza ovviamente è quella di una Tunisia laica e democratica, non è impossibile.

da La Repubblica 16 gennaio 2011

Violenze e saccheggi, tre morti
Accoltellato e ucciso nipote Ben Ali

Responsabili degli attacchi sarebbero in buona parte, secondo l’esercito, poliziotti e resposabili della guardia personale dell’ex presidente deposto: molti di loro sono stati arrestati. Il premier tunisino riceve oggi i rappresentanti dei principali partiti, in vista della formazione di un governo di unità nazionale. Bloccato a Sfax il circo italiano Bellucci-Orfei

TUNISI - Gli episodi di violenza non si placano nella capitale tunisina: questa notte uno scontro a fuoco tra forze dell’ordine ha provocato tre vittime. A Tunisi e nella periferia gli abitanti cercano di organizzarsi in comitati di difesa: molti gruppi di saccheggiatori e vandali sono stati chiarimenti identificati come composti da partigiani di Ben Ali o da poliziotti legati all’ex regime. Il principale sindacato del paese, l’Ugtt, ha lanciato un appello dalla televisione nazionale per la formazione di comitati di sicurezza di quartiere affinché la gente possa difendersi da sola in caso di attacchi. Ma la quarta vittima delle ultime ore è Imed Trabelsi, nipote della moglie dell’ex presidente tunisino, Ben Ali, morto dopo un’aggressione a Tunisi, probabilmente all’arma bianca. L’uomo è deceduto nell’ospedale militare di Tunisi, dove era stato trasportato. Imed, nipote di Leyla Ben Ali, e il resto del clan Trabelsi, sono considerati dai tunisini il simbolo della corruzione e della ricchezze depredate nel Paese.

È morto, ma d’infarto, anche il consigliere e portavoce del presidente tunisino deposto Zin el-Abidin Ben Ali, Abdelaziz Bin Dhiya. Secondo quanto riferisce la radio tunisina ’Kalima’, uno dei piú fidati consiglieri dell’ex capo di stato, rimosso dallo stesso Ben Ali dal suo incarico giovedí scorso nell’estremo tentativo di fermare la rivolta popolare, è morto venerdí pomeriggio. Il suo cuore si è fermato dopo aver appreso dalla tv della fuga di Ben Ali dalla Tunisia.

L’esercito tunisino ha arrestato finora circa 3mila poliziotti tunisini considerati fedeli al deposto presidente, Zin el-Abidin Ben Ali. Secondo quanto riferisce la tv araba al Jazeera, tra questi è stato fermato un gruppo di 50 agenti della guardia personale di Ben Ali che tentava di fuggire a bordo di alcuni bus verso la Libia (che sarebbero, sempre secondo la polizia, tra i responsabili dei saccheggi ai danni di negozi e delle abitazioni civili in Tunisia).

Nella giornata di ieri si sono verificati attacchi alle prigioni: il piú grave, quello nel carcere di Monastir, è costato la vita a 42 detenuti, periti in un incendio; altri tentativi di attacchi a prigioni si sono verificati in altri penitenziari, fra cui anche quello piú grande del paese, a Mornaguia, ad ovest di Tunisi. Sul fronte politico, il consiglio costituzionale ha proclamato "la vacanza definitiva del potere" e la conseguente nomina di Foued Mebazaa, presidente del parlamento, al posto di presidente della Repubblica ad interim. Quest’ultimo ha prestato giuramento.
La Costituzione prevede adesso elezioni legislative e presidenziali entro 60 giorni. Mebazza ha chiesto al premier, Mohamed Ghannouci, di formare un governo di unità nazionale: Ghannouci, che ieri ha ricevuto alcuni leader dell’opposizione, oggi incontrerà tutte gli altri partiti politici legittimi in Tunisia.


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