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I rivoltosi tunisini sopraffanno la polizia nei pressi della capitale - [2S]
2S
Tunisia

I rivoltosi tunisini sopraffanno la polizia nei pressi della capitale

di David D. Kirkpatrick - New York Times 13.1.11
giovedì 13 gennaio 2011

Rivolta contro la disoccupazione e la mancanza di prospettive, una situazione che potrebbe non essere dissimile da ciò che avverrà a breve nell’Italia del Sud (Nostra traduzione di un articolo del New York Times).

HAMMAMET, Tunisia — La polizia giovedí ha abbandonato questa esclusiva città balneare mediterranea — rifugio dei ricchi e potenti della capitale — mentre i rivoltosi occupavano le strade chiedendo le dimissioni dell’autoritario Presidente della Tunisia, mettendo a fuoco uffici bancari e saccheggiando la villa appartenente a uno dei suoi parenti.
Nella quarta settimana di proteste in Tunisia la violenza è aumentata nella capitale, Tunisi, dove nel tardo pomeriggio la folla ha sfidato carri armati e mitragliatrici dislocati nei boulevards del centro. Testimoni hanno detto che molti sono stati uccisi, aggiungendosi a un pedaggio di morte già nell’ordine delle dozzine. Si parla di uno sciopero generale per venerdí.
In un possibile segno delle divisioni all’interno del governo i militari tunisini si sono ritirati dalla capitale giovedí sul tardi e le forze di sicurezza interne hanno preso il loro posto nelle strade. In serata, il Presidente Zine el-Abidine Ben Ali, in un discorso televisivo ha annunciato importanti concessioni dicendo che aveva ordinato tagli dei prezzi alimentari e indicando che non si sarebbe ricandidato, riporta l’Associated Press. Ma non è chiaro se il suo annuncio potrà calmare i disordini.
I manifestanti — molti tra le fila delle legioni di laureati disoccupati della Tunisia che chiedono piú posti di lavoro e denunciano la corruzione dalla famiglia del Presidente — hanno utilizzato la rete dei social network per pubblicizzare e coordinare le loro azioni. I disordini a Hammamet, erano stati annunciati questa mattina in una pagina in arabo su Facebook intitolata "Il popolo della Tunisia sta andando a fuoco, signor Presidente." Il nome fa riferimento all’evento del 17 dicembre che ha suscitato le proteste, l’auto-immolazione di un laureato che vendeva verdure in strada in una piccola città provinciale. E giovedí mattina la pagina ha fatto appello ai patrioti tunisini di prepararsi a versare il loro sangue in segno di protesta nella città di Hammamet, dove entro mezzogiorno centinaia di dimostranti si aggiravano infuriati per le strade. Diverse banche sono state date alle fiamme mentre funzionari di polizia si accalcavano con scudi difensivi e manganelli sollevati intorno alle loro stazioni. Poche ore piú tardi hanno rinunciato, piú rilassati, fumando, mentre un funzionario al centro parlava con i residenti arrabbiati del problema della corruzione del governo e della necessità di mantenere la calma.
Manifestanti in mezzo alla folla hanno spiegato che i pochi funzionari rimasti erano locali, nati a Hammamet. "Sono poveri come noi", ha detto uno. Quando i rivoltosi hanno perso interesse nel provocare la polizia, hanno spostato la loro attenzione verso la villa sulla spiaggia di un parente del Presidente. Molti hanno detto che apparteneva alla famiglia della seconda moglie del Presidente, Leila Trabelsi, ma un vicino ha invece detto che apparteneva allo zio del Presidente, Sofiane Ben Ali.
Dopo la rottura del cancello della casa vuota i rivoltosi hanno tirato fuori due fuoristrada dandoli alle fiamme sulla strada. Un cavallo è stato lasciato correre libero nel cortile della villa, mentre giovani su motociclette facevano impennate intorno a filari di alte palme sui prati curatissimi. (Due hanno detto che il prato in precedenza era stato un campo di calcio pubblico).
Un mezzo della guardia costiera tunisina osservava gli eventi dal mare.
Due dei rivoltosi hanno detto che la polizia per paura li aveva indirizzati lontano dalla stazione di polizia e verso la villa. "Hanno detto, per favore andate dai Trabelsi, ed è logico," ha detto Cheadi Mahamed, un contestatore 32enne con un lavoro in aeroporto, come altri in mezzo alla folla ha detto che egli si sentiva incoraggiato a parlare pubblicamente senza timore di rappresaglie: "ora possiamo dire ciò che vogliamo — le cose hanno cominciato a cambiare", ha detto. Alla domanda perché i disordini sono scoppiati giovedí, un contestatore ha risposto che la polizia aveva ucciso due persone qui mercoledí e un terzo in una città vicina. Ma l’attenzione per la villa è stata anche prova vivida del risentimento profondo verso la grande ricchezza e la vita lussuosa della famiglia del Presidente. Alcuni parenti del presidente sembrano siano fuggiti in altre case all’estero. "Sono partiti e hanno preso tutti i soldi" ha detto un contestatore. "E non abbiamo posti di lavoro".
Mentre si avvicinava la sera è arrivato il camion dei rinforzi di polizia, sono però restati inattivi mentre i rivoltosi saccheggiavano un negozio di scarpe, un negozio di giocattoli e un hotel.
Durante la notte almeno tre civili sono stati uccisi dalle forze di sicurezza tunisine nel sud e nell’ovest del paese, secondo le notizie di giovedí. Le vittime includono un professore francese di tecnologia dell’informazione, Hattem Bettahar che era in vacanza con la sua famiglia e che è stato ucciso nella città di Douz, circa 330 km a sud di Tunisi. La Tunisia, ex colonia francese, ha una grande Comunità francese, con diversi membri di questa comunità con doppia cittadinanza.

David D. Kirkpatrick da Hammamet, Tunisia.
Mona El-Naggar ha contribuito dal Cairo e Katrin Bennhold da Parigi.

Nostra traduzione
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