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VIAGGIO SCONVOLGENTE TRA I RIBELLI ANTI MUNNEZZA

Nella guerra di Terzigno

di Alessandro Romano - Rete di Informazione del Regno delle Due Sicilie
domenica 24 ottobre 2010

Riceviamo dalla Rete di Informazione del Regno delle Due Sicilie questo resoconto di una visita a Terzigno del Cap. Alessandro Romano che volentieri diffondiamo.

Dopo non poche difficolt?, arrivo in quella che era la terra preferita dai re del nostro passato attraversando Via Grotta, unico accesso ancora aperto per Terzigno. Controlli e filtri da stato di assedio, pi? noiosi che efficaci, mi fanno arrivare nei dintorni del paese ormai a notte fonda e nel pieno di una spaventosa guerriglia urbana.
Mi accoglie un fumo denso che prende alla gola ed agli occhi. Un fumo nero da affanno che, a secondo del vento e della temperatura, si miscela con l?odore acre dei lacrimogeni sparati senza parsimonia da centinaia di poliziotti al limite del crollo nervoso. A tratti quell?aria soffocante lascia il posto ad un puzzo nauseabondo proveniente dalle discariche e dagli automezzi bloccati lungo le strade. Un fetore immondo che ormai ? penetrato dappertutto, impregnando anche l?animo di questa povera gente.
Durante la notte gli abitanti si compattano bivaccando pacificamente nella ?Rotonda? della via panoramica, mentre tutto intorno, passata la mezzanotte, spente misteriosamente le luci stradali, prendono anima i ribelli dell?Intifada della monnezza. Sono organizzati in squadre velocissime ed insidiose. Si nascondono nei cumuli di immondizia, tra gli scheletri degli automezzi incendiati, tra le costruzioni abusive abbandonate, dietro i muretti, nei canali e nelle stradine rese buie anche a colpi di pietra nei lampioni, per poi uscire improvvisamente ed avventarsi su macchine, autocarri e polizia. Cosa incredibile, sono tutti giovanissimi. Non pi? di 20 anni i pi? grandi, meno di 14 i pi? piccoli. Sono tutti muniti di motorini incredibilmente silenziosi: targhe coperte o contraffatte, luci rigorosamente spente, zaini colmi di taglientissime pietre vulcaniche, razzi natalizi e nautici, petardi, chiodi, punteruoli, biglie, pezzi di piombo, grossi bulloni. Hanno tutti il volto coperto dai caschi, dalle kefiah e dalle sciarpe del Napoli. Molti hanno gli occhi coperti da occhiali da neve. Ogni squadra ? composta da pi? equipaggi ed ogni equipaggio ha i compiti ben definiti: uno guida e l?altro colpisce. Tirano di tutto su tutto ci? che di estraneo si muove nelle strade.
Mi muovo in mezzo ad esplosioni, incendi, fumo, grida, cariche e contro cariche, bestemmie, preghiere. Non ? guerriglia, ? guerra. Sono inorridito.
Improvvisamente intravedo i ragazzi nell?ombra, li inseguo e mi accosto ad alcuni di loro in una traversa. Chiamo ad alta voce un nome inventato, si spaventano e sono immediatamente circondato: saranno stati una trentina, forse quaranta comprese ?le vedette?. Sono tutti armati di pietre e spranghe. Capisco che sto nelle loro mani ed ogni mio gesto o parola possono essere fatali se non per me, ma per la mia macchina. Mentre uno mi parla sussurrando dalla kefiah ?chebbu???, gli altri osservano da lontano infilando le mani nei loro micidiali zaini. Uno prepara nella strada ?la mitraglia?, una di quelle infernali scatole cariche di decine di razzi luminosi esplodenti a ripetizione che viene piazzata impropriamente in orizzontale e nella mia direzione. ?? un capo sbirro, diamogli fuoco!? grida il pi? giovane, forse 12 anni, che dall?alto di un mucchio di terra appare come il pi? nervoso. Ma fortunatamente nessuno gli d? ragione. Capisco che sono incuriositi ed in qualche modo interdetti dal mio atteggiamento di dialogo. Ma comunque sono tutti molto diffidenti, innervositi perch? parlamentare con uno sconosciuto significa violare quelle consegne non scritte che gli stanno garantendo l?impunit? da 8 giorni. ?Vatt?nne che ? meglio per te!? mi grida sfacciatamente una voce di ragazza nascosta tra casco e sciarpa. Cerco di aprire un dialogo, ma inutilmente. ?Scendi? mi dice sicuro quello che appare il capo del drappello e mi apre la portiera. Forse ? la fine per la mia stanca macchina e quasi mi rassegno ad una sua sorte ingloriosa. Esco deciso richiudendo la portiera dietro di me. Ribadisco che voglio solo parlare con loro, capire meglio e, soprattutto, rendermi conto della vera natura di quella rivolta. Ma il mio dialetto napoletano diverso dall?accento della zona li ha insospettiti ancora di pi?. ?Copritevi, non fatevi vedere la faccia?, ripete continuamente il pi? ?anziano?. Raccolte le mie cose dal cofano, sono restato a guardare quel nugolo di ragazzi e bambini silenziosi e minacciosi, per met? a piedi e per l?altra met? a cavallo dei loro motorini rimasti tutti in moto.
Nell?abbassare lo sportello posteriore il miracolo. Era spiccato nel buio per un attimo, illuminato dalla scarsa luce di un lampione lontano, l?autoadesivo dello stemma Borbonico. ?Sei del Napoli??, mi chiede il giovane capo con la voce ingentilita, indicandomi lo stemma Dinastico. ?S?, ma questo ? anche il simbolo della mia vera Patria che ? poi anche la vostra, ma voi non lo sapete?. Sento un mormorio, un passa parola, la tensione cala, finch? si fa avanti un bel ragazzo moro, si abbassa la kefiah e mi domanda: ?Come vi chiamate??. Nemmeno finisco di pronunciare il mio nome che una voce dalle mie spalle grida ?’U capitano!?, ?Chist’? ’u Capitano!?. Potenza di Facebook. E continua, rivolgendosi a tutti: ?? nu sbirro r’’i Burbone?. Una risata liberatoria cambia la scena: quelle kefiah e quelle sciarpe scendono dalla bocca al collo. ?Capit? qua state male, se arriva la polizia noi scappiamo e voi state nei guai. Seguiteci?. Raggiungiamo la campagna aperta, dove la puzza ? davvero stomachevole. ?Capit? qua non ? cosa buona, questi ci vogliono ammazzare tutti. Lo Stato si ? messo d?accordo con la camorra e noi adesso abbiamo contro pure i delinquenti?. Immaginavo che la situazione fosse complessa, ma non in questi termini. Se queste sono le convinzioni della gente di Terzigno che speranza di mediazione possono avere le Istituzioni?
?Ragazzi ma perch? le pietre contro la polizia? Perch? la violenza? Perch? il fuoco? La violenza porta altra violenza?.?. Non riesco a terminare il concetto che vengo interrotto dal capo: ?Capit? qua o si fa cos? o la monnezza ci soffoca. E? una legittima difesa, e quando uno si difende la vita usa ogni mezzo. E poi noi rispondiamo a chi ci fa male, a chi ci carica come se fossimo dei delinquenti. Noi qua stiamo a casa nostra, devono andare via loro con tutta la loro monnezza velenosa?.
?Capit? noi colpiamo i camion, gli buchiamo le gomme e gli diamo fuoco. Facciamo tutto per non farli passare. La polizia sta in mezzo e gli arrivano i sassi: ? quasi un caso?.
?Capit? qua i vecchi come voi hanno fallito, mio padre che non mangia carne perch? ? pacifista, lo hanno ammazzato di manganellate in testa perch? non si muoveva dalla strada. Sta a casa da due giorni con la fronte tra le mani e non ci vede pi? da un occhio. Io se le prendo le restituisco non sono un fesso come lui?.
Riprende il discorso il capo: ?Capit?, nuje tenimmo ragione e questo sappiamo fare per farla valere. Vuje site na brava persona, jatev?nne! C? non ? posto pe vuje. Vuje putite f? altre cose da nata parte. Pe mo, c? nun putite f? niente?. ?Grazie assaje che site venuto, mo, per?, turnatev?nne ? casa vosta?.
Parlo con loro per molto tempo, non li vedo bene nei volti per il buio, ma percepisco che mi ascoltano con attenzione: ?(?) Tirare sassi per vendetta contro chi ? solo comandato non ha senso. Occorre punire chi comanda la politica e d? certe disposizioni. E per fare ci? occorre raggiungere e coinvolgere tutta la nostra Gente, perch? al popolo non si comanda nemmeno con la forza. (?) Le vere rivoluzioni sono quelle culturali, quelle che prendono la testa ed il cuore della gente non che colpiscono l?incolumit? dei poliziotti. Quando il popolo prende coscienza non ci sono lacrimogeni ed arresti che lo possano contenere.?
Non penso di averli convinti. Purtroppo.
Stringo molte mani, ne abbraccio un paio, faccio una scafetta sulla guancia abbondante del pi? giovane, qualcuno mi regge lo sportello mentre salgo in macchina e me lo richiude con garbo. Mi rivolgo a tutti implorante: ?Nun ve facite male!?.
Metto in moto e sto per partire ?Aspettate Capit?! Aspettate?..’O caf??.
Sono le 4 del mattino, fa freddo: dopo un caff? all?aroma di percolato, lascio al loro destino quegli autentici briganti con un nodo alla gola e tanta amarezza nel cuore?. Ma torner?.

Cap. Alessandro Romano


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