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A Gaeta le "contromanifestazioni" dell'Unità d'Italia - [2S]
2S
Organizzate dal Partito del Sud di Gaeta

A Gaeta le "contromanifestazioni" dell’Unità d’Italia

Commemorazione dei caduti napoletani
giovedì 14 ottobre 2010 di Valerio Rizzo

GAETA (LT) - E’ tutto pronto ormai, il 6 novembre inizieranno ufficialmente una serie di manifestazioni, dal titolo "Io non festeggio", atte a ricordare le verità storiche sul Risorgimento.
Il promotore di tale iniziativa è il Partito del Sud che è al governo nella città di mare ed è proprio il suo presidente e scrittore, Antonio Ciano, a lanciare líiniziativa: "il 6 novembre inaugureremo, davanti alla Porta Carlo III, insieme ai rappresentanti di 40 Comuni del Sud eccidiati, un monumento in ricordo dei nostri caduti".
Quindi l’inaugurazione del monumento darà il via alle contromanifestazioni e si inizierà un itinerario storico che ricostruirà, mediante l’aiuto anche di dati economico-sociali, cosa ha rappresentato per il Sud l’annessione al Piemonte dei Savoia.

Ma soprattutto si porrà l’accento sul fattore storico e saranno commemorati i tanti, forse centinaia di migliaia, morti meridionali che si opposero all’Unità.
Saranno dunque presenti anche i comuni di Casalduni e Pontelandolfo, le due città completamente rase al suolo dai Bersaglieri con lo sterminio di massa degli abitanti e tutti gli abusi perpetrati su donne e bambini.
Fu proprio un bersagliere, Carlo Margolfo, che nel 1861 scrisse il suo rapporto ai superiori, a parlare di Pontelandolfo: "Entrammo nel paese, subito abbiamo incominciato a fucilare i preti e gli uomini, quanti capitava, indi il soldato saccheggiava ed infine abbiamo dato l?incendio al paese abitato da circa 4500 abitanti . quale desolazione, non si poteva stare d’intorno per il gran calore, e quale rumore facevano quei poveri diavoli che la sorte era di morire abbrustoliti e chi sotto le rovine delle case"
Pagine tristi, dunque, che la storia tende ancora a nascondere, ma che i documenti ufficiali dell’epoca descrivono con minuzia di particolari, infatti nel 1863 l’Osservatore Romano scriveva: "Il governo piemontese che si vede presto costretto ad abbandonare il suolo napoletano, si vendica mettendo tutto a ferro e fuoco. Raccolti incendiati, provvigioni annientate, case demolite, mandrie sgozzate in massa. I piemontesi adoperano tutti i mezzi piú orribili per togliere ogni risorsa al nemico, e finalmente arrivarono le fucilazioni! Si fucilarono senza distinzione i pacifici abitatori delle campagne, le donne e fino i fanciulli".

Ed infine ci sarà anche il ricordo dei tanti caduti del Lager di Finestrelle, di cui Info Oggi ha parlato nella rubrica "Frammenti di..." nei giorni scorsi.
Il presidente del Partito del Sud, Antonio Ciano, raggiunto dai nostri microfoni, ha espresso piú volte che: "la secessione leghista non interessa, ma interessano solo la giustizia e la verità di quello che i cosiddetti liberatori hanno fatto nelle nostre terre" ed ha aggiunto: "io non festeggio! E poi cosa c’è da festeggiare? L’emigrazione? L’impoverimento? L’imbarbarimento della società? Gli eccidi? Non c’è nessuna festa, ma solo un grande lutto!?. E cosí ha concluso: "se Gheddafi ha ottenuto dallo Stato italiano miliardi di euro come risarcimento per il colonialismo nostrano, cosa dovrebbero chiedere allora gli abitanti del Sud? Intanto cominciamo a chiedere la verità, poi verrà anche il resto!".
Fatto sta che dilaga un grande fermento ormai tra gli storici e gli scienziati delle scienze umane per ricostruire finalmente ciò che accadde 150 anni fa e la retorica risorgimentale sta ormai crollando sotto il peso di tali spinte.
Un vecchio detto meridionalista diceva: "ridateci la nostra storia e noi ci daremo il nostro futuro". Mai fu cosí attuale!


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