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Il fuoco che smaschera il grande bluff del Cavaliere - [2S]
2S
Non si era risolto nulla...

Il fuoco che smaschera il grande bluff del Cavaliere

di Roberto Saviano - La Repubblica 25-9-2010
sabato 25 settembre 2010

La monnezza in Campania stava tornando da mesi, ma parlarne era vietato quasi fosse una bestemmia. Ora si scopre che non si era risolto nulla, solamente tamponato: il pi? delle volte nascosto

"Perch? gli abbiamo creduto a Berlusconi, e mo’ come se ne uscir??". "Lo sapevo che tornava la monnezza e che Berluscone non aveva risolto niente. Questa ? la politica". Sono le prime due frasi che ascolto da una radio locale che lascia sfogare i napoletani, che qui chiamano il primo ministro rendendo al singolare il suo nome: Berluscone, che avevano considerato il risolutore dell’emergenza rifiuti.??

Oggi tutto ? tornato come prima, ad appena un anno dal decreto legge del 31 dicembre del 2009 che sanciva la fine dello stato di emergenza e del commissariamento straordinario.

??In realt? da mesi stava lentamente tornando la spazzatura ovunque ma parlare di nuova emergenza rifiuti sembrava impossibile, era vietato come la peggiore delle bestemmie. Ma il centro di Napoli ? tornato a puzzare come una discarica, la provincia di Caserta ha nuovamente le strade foderate di spazzatura, la popolazione ? tornata a ribellarsi per l’apertura di nuove discariche, terrorizzata che queste raccolgano non solo i rifiuti leciti ma anche quelli illeciti, come sempre accaduto nelle discariche campane.

??Non si era risolto nulla. Solo tamponato. Il pi? delle volte nascosto. In certi territori lontani dai riflettori, lontani dall’attenzione dei media, la spazzatura non ? mai scomparsa dalle strade. Ora il grande bluff si ? compiuto e mostra la sua essenza. Ed a pagarne il prezzo, come era prevedibile, ? il territorio, la salute delle persone, l’immagine di Napoli nuovamente carica di spazzatura. Chi diffama Napoli, verrebbe da chiedere al primo ministro? Le foto, chi racconta lo scempio? O le strade sommerse di rifiuti? La citt? torna a sopportare la monnezza con i fazzoletti sui nasi quando l’odore ? troppo acre perch? il caldo fa marcire i sacchetti. I mercati rionali costruiscono le proprie bancarelle sulla spazzatura non raccolta del giorno prima, e le persone fanno la spesa camminando tra rifiuti. Per lo pi? le persone ormai fanno finta di niente. Sperano solo che le montagne non arrivino ai primi piani come successo l’ultima volta.

??L’alba sul nascente governo Berlusconi si era levata liberando Napoli e la Campania dalle tonnellate di spazzatura; ora il tramonto cala su un governo meno coeso e che molti vedrebbero allo sbando, dietro le piramidi di spazzatura che tornano, identiche. L’emergenza rifiuti si fondava su un problema che sembrava insormontabile. Le discariche campane erano satolle e la magistratura, valutandole illegali, le chiudeva impedendo ulteriori conferimenti. Non c’era pi? spazio per i rifiuti, e le strade divenivano nuove discariche, che non avevano bisogno di approvazione e che non si poteva per decreto chiudere o riaprire. Le strade, tutte, dai quartieri pi? popolari del centro storico e delle periferie, a quelli collinari, costituivano le naturali valvole di sfogo. Si bruciava in campagna spazzatura per ridurla in cenere, cenere meno voluminosa e pi? comoda da smaltire, e cos? facendo si ? avvelenata la terra. L’intervento del governo ha reso territorio militare le discariche: alla magistratura quindi ? stato impedito di chiuderle e ai cittadini di avvicinarsi per controllare cosa accadesse a pochi metri dalle loro case. Questo provvedimento, accettato come un male inevitabile, doveva servire a dare ossigeno alle amministrazioni per costruire alternative che per? non sono mai partite.??

La raccolta differenziata ? la vera vergogna della Campania e di Napoli. Non si riesce ad organizzarla al meglio nemmeno nei piccoli centri. Si pensi ai tanti comuni dell’Avellinese e del Beneventano che hanno le campagne invase dalla spazzatura, ma sono troppo periferici per fare notizia. Ad oggi Napoli ha solo poche aree in cui viene svolta la raccolta porta a porta, l’unica davvero efficace perch? implica un controllo dal basso del cittadino sul cittadino. Raccolta che per legge avrebbe dovuto raggiungere gi? il 40% dei rifiuti conferiti mettendo in moto un circolo virtuoso che la citt? aspetta ormai che arrivi dal cielo, come fosse un miracolo. La stessa As?a, in un volantino da poco distribuito nell’unico quartiere dove la differenziata porta a porta ? attiva da due anni - i Colli Aminei - , si ? detta preoccupata perch? il quantitativo di rifiuti indifferenziati negli ultimi mesi ? aumentato, come se quel quartiere che doveva essere la testa d’ariete, la punta di diamante di un’area devastata, si fosse reso conto che i suoi sforzi e il suo virtuosismo valgono quanto una goccia in un mare di disservizi. E a quel punto a che serve differenziare.

??Meglio buttare tutto nella solita montagna di monnezza. Si sa che i termovalorizzatori non sono mai realmente partiti. Non quello di Napoli, non quello di Salerno, non quello di Santa Maria la Fossa e quello di Acerra ? partito solo in parte. Anche su questo piano quindi le cose non sono andate come il governo aveva promesso e il risultato ? stato il totale fallimento di un processo che non poteva contare solo sul senso civico dei cittadini. Avevano promesso di non aprire pi? discariche ed invece ne stanno aprendo un’altra nel parco del Vesuvio, in un’area di interesse naturalistico rarissima. L’emergenza rifiuti ? stata manna per la politica campana ed ? stata utilizzata per costruire un meccanismo di consulenze e appalti emergenziali. Se hai intere provincie sommerse, devi necessariamente stanziare danaro straordinario. E quindi consulenti e imprese sui quali non pu? esserci controllo serrato.

??L’equilibrio su cui si regge il ciclo dei rifiuti in Campania ? estremamente fragile. Per mandare in tilt una macchina che ? tutt’altro che oleata, basta bloccare il flusso di danaro che arriva nelle casse delle provincie e dei comuni. Basta far finire i soldi in un groviglio di appalti e subappalti. A Napoli l’As?a, l’azienda che fornisce i servizi di igiene ambientale alla citt?, ha circa 3000 dipendenti e affida parte dei sevizi a Enerambiente, societ? veneta dedicata ai servizi ecologico-ambientali e alla gestione integrata dei rifiuti, che di dipendenti ne ha 470. A sua volta Enerambiente attinge per la gestione dei rifiuti alla cooperativa Davideco che ha 120 dipendenti e agli interinali che forniscono almeno altri 150 dipendenti. In questa catena infinita di appalti e subappalti lievitano i costi e le clientele e quest’anno trascorso dal decreto di fine emergenza non ? servito a mettere in moto il circolo virtuoso di cui la citt? aveva bisogno, ma a oliare nuovamente la macchina dello spreco e del ricatto.??

Dopo l’inchiesta che ha visto Nicola Cosentino accusato dall’Antimafia di Napoli di essere stato un riferimento politico della camorra attraverso il settore rifiuti, in queste ore, sembrerebbe realizzarsi di nuovo ci? di cui si ? scritto: la centralit? della monnezza in Campania che arriverebbe persino, attraverso Nicola Cosentino, a configurarsi come una pistola puntata alla tempia del governo. Ovvero, come tramite di ogni rapporto tra Berlusconi e il politico casalese ci sarebbe la gestione del ciclo dei rifiuti. Nel dibattito politico di questi ultimi mesi si ? fatto riferimento a come Cosentino, leader indiscusso del Pdl in Campania, avesse dalla sua molti sindaci, i consorzi, la vicinanza di imprenditori e quindi potesse formalmente, se solo lo decidesse, bloccare il meccanismo di raccolta rifiuti. Il voto alla Camera, se si crede all’ipotesi di un Cosentino imperatore nel settore dei rifiuti, con il no all’utilizzo delle intercettazioni sembrerebbe essere un dono fattogli per cercare di riportare la nuova emergenza a una "normalit?" di gestione consolidata. Ma questo pu? saperlo solo Cosentino stesso.??

Quanto ai bassoliniani, che nel settore rifiuti hanno fatto incetta di voti e clientele, certamente non risulteranno in questa fase concilianti verso la situazione e anche dal loro versante ci sar? ostruzionismo e voglia di tornare ad avere prebende e potere attraverso la crisi. O si tratta con loro o tutto si ferma. Serve ricordare che l’emergenza rifiuti in Campania ? costata 780 milioni di euro l’anno. Questa ? la cifra quantificata dalla Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti nella scorsa legislatura che, moltiplicata per tre lustri (tanto ? durata la crisi), equivale a un paio di leggi finanziarie. In tutto questo la camorra naturalmente continua il suo guadagno che cresce ad ogni passaggio. Nei camion che serviranno alla nuova emergenza, nel silenzio caduto sul ciclo rifiuti perch? i roghi nelle campagne continuano a gestirli i clan, bruciando rifiuti, sino al business dei terreni dove chiss? per quanti decenni verranno depositate le ecoballe ormai mummificate il cui fitto viene pagato direttamente nelle loro mani.

??Non mi stancher? mai di dirlo: se i rifiuti illegali gestiti dai clan fossero accorpati, diverrebbero una montagna di 15.600 metri di altezza, con una base di tre ettari, quasi il doppio dell’Everest, alto 8850 metri, quindi questo business ha ancora una lunga vita. Da Napoli parte un nuovo corso, quello che dimostra che per quanto si possa cercare di non mostrare, di negare, di nascondersi dietro proclami, la realt? che abbiamo sotto gli occhi questa volta ? talmente schiacciante che nessuna forma di delegittimazione pu? renderla meno evidente. La spazzatura tornata nelle strade di Napoli sigla definitivamente il fallimento di un progetto, di un percorso, di una politica. Speriamo che queste verit?, in grado di svelare definitivamente le tante menzogne spacciate come successi, possano innescare un percorso di cambiamento che se partisse dal Sud potrebbe davvero mutare il destino del paese.?


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