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Comunicato stampa

Quando le parole sono bruscolini: i ministri Gelmini e Tremonti e la protesta dei ricercatori

Rete 29Aprile dei ricercatori italiani
giovedì 23 settembre 2010
Comunicato stampa

Quando le parole sono bruscolini: i ministri Gelmini e Tremonti e la protesta dei ricercatori


La Rete29Aprile dei ricercatori universitari considera profondamente
inadeguate le affermazioni del ministro Gelmini rese oggi durante la
conferenza stampa congiunta con il ministro Giulio Tremonti. Il ministro
si ? espresso in termini indeterminati e vaghi su questioni centrali,
quali la ricerca e l?alta formazione. Ma ci? che colpisce maggiormente
sono le inesattezze evidenti nella parte del suo discorso dedicata alla
protesta dei ricercatori, peraltro sempre evitando un confronto diretto
nonostante l?esplicito invito a farlo rivoltole dal Capo dello Stato ai
primi di agosto.

Per anni i ricercatori universitari hanno, con senso di responsabilit?,
tenuto corsi con dedizione e passione come fossero professori, quasi
sempre a titolo gratuito, sottraendo tempo e risorse alla ricerca che
(come dice il loro nome) ? il loro compito primario. Quest?anno, come
tutti gli altri anni, i ricercatori universitari lavoreranno a tempo
pieno facendo con immutato senso di responsabilit? la ricerca e la
didattica che compete loro: tutoraggi, assistenza agli studenti,
seminari, senza incarichi aggiuntivi di volontariato.

L?indisponibilit? a tenere corsi non ? pigrizia, ma un segno di protesta
contro il DdL in discussione oggi alla Camera. Sono pi? di 10.000 i
ricercatori che in 35 atenei si sono uniti alla pi? grande protesta dei
ricercatori italiani mai verificatasi. Una protesta che vuole non solo
difendere l?universit? pubblica, ma renderla migliore cominciando da
un?autentica semplificazione nei ruoli e nelle funzioni docenti con
l?introduzione del ruolo unico dei professori universitari: l?unico
strumento per eliminare i poteri baronali, che l?On. Gelmini ha pi?
volte ricordato essere il primo ostacolo alla sua riforma, e che invece
il DdL in discussione in Parlamento rende pi? forti che mai,
concentrando in essi il controllo dei concorsi e del sistema di governo
degli Atenei.

Nella grande assemblea nazionale dei ricercatori universitari della Rete
29 Aprile
tenutasi lo scorso 17 settembre a Roma,
sono stati ribaditi i punti critici della politica universitaria di
questo governo, e non solo per quanto riguarda lo stato giuridico dei
ricercatori. Infatti la politica del Governo, oltre a mettere gli
attuali ricercatori strutturati su un binario morto, senza
riconoscimento del lavoro svolto e senza reali prospettive di avanzamenti:

- mette sul lastrico decine di migliaia di ricercatori precari con anni
di lavoro alle spalle;

- prospetta per i futuri aspiranti ricercatori un percorso che non ha
eguali nel mondo: dieci anni e pi? di precariato, senza alcuna garanzia
che il merito sar? premiato: una falsa tenure track il cui esito ?
legato molto pi? a criteri di cassa che scientifici;

- mortifica il diritto allo studio, per il quale non sono previste n?
risorse dedicate (dopo i pesanti tagli) n? le necessarie politiche di
welfare per porre tutti, capaci, meritevoli e meno abbienti, in
identiche condizioni di partenza garantendo davvero il diritto
all?istruzione;

- pone la gestione degli atenei pubblici nelle mani di personalit?
esterne all?universit?, designate senza il necessario controllo da parte
delle varie componenti universitarie, ignorando evidentemente che gli
atenei italiani che hanno gi? sperimentato una gestione interamente
?esterna? oggi presentano gli stessi problemi e le stesse tare degli
altri. Un settore strategico come quello dell?alta formazione non pu?
essere gestito al risparmio, n? con criteri aziendalistici: sarebbe come
voler economizzare sul medico quando si ? malati. La logica della
cultura da trattare come un prodotto da piazzare sul mercato per i pochi
che possono permetterselo va respinta decisamente.

Del problema finanziario l?On Gelmini preferisce non parlare, lasciando
la parola al suo collega Tremonti, ignorando il fatto che la politica
italiana tradisce apertamente la ?Strategia di Lisbona?, patto
sottoscritto e poi ignorato dall?Italia per il rilancio di universit? e
ricerca in Europa. Le parole dei due Ministri tacciono infatti che i due
motori del futuro dell?Italia, a causa delle scelte politiche di questo
governo, sono finanziati in maniera irrisoria rispetto agli altri paesi
europei e dell?OCSE, con finanziamenti che saranno presto meno della
met? di quanto ? investito altrove.

I ricercatori respingono al mittente, con decisione, l?accusa di essere
la causa dei disagi e della negazione del diritto allo studio. I
ricercatori universitari faranno appieno il loro lavoro istituzionale,
mentre il DdL e i tagli ai finanziamenti e al personale che si sono
abbattuti sull?universit?, con pervicace rifiuto al confronto, a partire
dal giugno 2008 (DL 112, poi legge 133/08) sono la vera causa di disagio
e negano il futuro delle Istituzioni di formazione e ricerca pubbliche,
a favore di strutture private.

Tutti i principali paesi industrializzati, e soprattutto quelli
dell?Unione europea, hanno dedicato cospicue risorse alla ricerca e
all?istruzione in questa fase di crisi economica. Universit?
e scuola sono stati in moltissimi casi gli unici settori esonerati dai
tagli, e spesso sono aumentati i finanziamenti in maniera impensabile
qui da noi (ma non in Francia e in Germania): solo in Italia si
mortificano irresponsabilmente l?Universit?, la ricerca, la scuola e la
cultura in generale, e insieme alle istituzioni vengono colpiti tutti
coloro che con passione vi dedicano la loro vita lavorativa per il bene
comune. In una prospettiva finanziaria di sei anni (2008-2013) il
governo ? riuscito a programmare tagli per pi? di dieci miliardi di euro
a scuola e universit?: si tratta esattamente dell?equivalente, a prezzi
correnti, di quanto gli Stati Uniti concessero all?Italia con il Piano
Marshall dal 1948 al 1953. Eppure, a fronte delle sempre pi? estese
proteste, nella conferenza stampa non abbiamo sentito niente di
concreto: nessuna cifra, nessuna scadenza precisa, nessun impegno
concreto e neppure nessuna promessa: soltanto parole e rimbrotti.

I Ricercatori della Rete29Aprile, stigmatizzano poi l?inaccettabile
ricatto di fronte al quale i Ministri Gelmini e Tremonti mettono
l?Universit?: accettate la riforma cos? com?? e dopo, nei tempi, nei
modi e nelle quantit? che decideremo, vi daremo nuovi fondi.
L?Universit? non pu? essere trattata in maniera cos? umiliante da chi
attua una politica che confonde merito e profitto, ricerca e mercato,
valutazione e rendita economica.

L?Universit? che forma i nostri giovani, i nostri figli per essere gli
imprenditori, i politici, i formatori e gli scienziati di domani ha il
diritto di essere considerata un valido interlocutore a pieno titolo.
In quest?ottica, l?invito a continuare a fare volontariato per
consentire al DdL Gelmini e ai tagli di demolire in tutta tranquillit? e
senza turbamenti l?universit? pubblica italiana ? una richiesta
totalmente irricevibile: acconsentire a essa sarebbe un vero e proprio
tradimento del patto tacito che i ricercatori hanno stretto non tanto
con le rispettive universit? dove operano, ma con la loro professione.

I Ricercatori, come dichiarato congiuntamente nell?assemblea nazionale
del 17 settembre scorso a Roma, insieme alle altre componenti
dell?Universit?, agli enti di ricerca pubblica, a studenti, a precari
della ricerca, non smetteranno la propria mobilitazione fintanto che
l?iter del disegno di legge non verr? fermato per aprire un vero tavolo
di confronto e dialogo sulle pur necessarie riforme, al fine di
garantire a tutti, e in particolare ai giovani di oggi e di domani, il
diritto al proprio futuro.

R29A www.rete29aprile.it

Proposte della Rete29Aprile per l?Universit?

Documento del Coordinamento della Rete 29 Aprile del 10 settembre 2010

Punti di intesa dell?Assemblea nazionale convocata dalla Rete29Aprile il
17 settembre a Roma e aperta alla partecipazione, che si ? rivelata
ampia, di altri soggetti dell?Universit? (studenti, ricercatori precari
e non, professori) e degli Enti di ricerca pubblica.


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