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Solo una lotta di liberazione nazionale potr? salvare l’Italia dai corrotti

Breve dialogo sull?Universit? e sull?Italia

di Marino Badiale
mercoledì 25 agosto 2010
A: La vostra protesta contro la ?riforma Gelmini? ? sconfitta in partenza. Nel senso comune domina l?immagine dell?Universit? come luogo di corruzione. Le vostre proteste vengono viste dalla larga maggioranza come le proteste di ?baroni? corrotti e fannulloni.

B: L?Universit? ? marcia perch? ? marcia l?Italia.

A: E? la solita banale scusa del ?tutti colpevoli, nessun colpevole?. Non funziona.

B: Non si tratta di scusare ma di spiegare. E? importante capire perch? l?Universit? ? marcia per giudicare se le misure proposte sono adeguate.

A: E secondo te non lo sono.

B: Ovviamente no. Il marciume italiano ha vari livelli. L?Universit? non ? il punto culminante. Dove si trova in Italia il livello massimo di marciume?

A: Risposta facile

B: Certo. Nella politica, nell?imprenditoria che ricava vantaggi dalla collusione con la politica, nel mondo dei media asserviti all?uno o all?altro dei grandi ladroni della politica e dell?imprenditoria. E da chi viene l?attacco alla corruzione universitaria e l?appoggio alla ?riforma??

A: Altra risposta facile

B: Esattamente dalla politica, dal mondo dell?imprenditoria, dai media. Il mondo dove si concentra il livello massimo e pi? ripugnante di marciume e corruzione in questo paese ? esattamente il mondo dal quale vengono le proposte legislative dirette a raddrizzare la situazione dell?Universit?. Nasce spontanea la domanda: ? ragionevole pensare che il marciume massimo di politica, imprenditoria e giornalismo italiani possa fare qualcosa per guarire il marciume medio dell?Universit? italiana?

A: Detta cos?, la risposta sembra ovvia

B: Lo ? infatti. La risposta ? che l?intervento nell?Universit? del mondo massimamente corrotto della politica, dell?imprenditoria e dei media non potr? che aumentare la corruzione e il marciume.

A: Ma allora perch? questa campagna contro l?Universit?? Per puro gusto di rompere le scatole?

B: Perch? per i signori della politica, dell?imprenditoria e dei media il problema non ? che l?Universit? ? corrotta. Il problema ? che non lo ? abbastanza.

A: Questa ? bella. Spiegati.

B: Cercher? di essere breve. Parto da due citazioni

A: ...Eccolo il professore

B: Fatte a memoria, del tutto imprecise. Da qualche parte Bertrand Russell, parlando di non ricordo quale astratto problema filosofico, fa una battuta ricordando i numerosi vantaggi che ha il furto rispetto al lavoro onesto.

A: E quindi? Anzi, in omaggio al Lord inglese citato, so what?

B: Sarai d?accordo anche tu che il furto presenta in effetti parecchi vantaggi rispetto al lavoro onesto. E? pure ben noto che ha un solo, ma decisivo svantaggio.

A: Cio? il fatto che a rubare si finisce in galera...

B: Gi?. Se per? in un paese si decide di ridurre al minimo il pericolo della galera, almeno per i grandi ladri della politica e dell?imprenditoria, il risultato sar? chiaro. Rimanendo solo i vantaggi del furto rispetto al lavoro onesto, vi sar? la proliferazione dei ladri. E a questo punto viene bene la seconda citazione.

A: Un altro filosofo?

B: No. Tanti anni fa, in un contesto che non occorre adesso ricordare, Beppe Grillo osserv? in sostanza che in un paese in cui tutti sono ladri, nasce il problema ?ma a chi rubano??

A: Riassumendo?

B: Se vogliamo parlare del nostro paese, il succo ? questo: essendo venuto meno il controllo di legalit? sui potenti, vi ? stata una tale proliferazione di corruzione e di corrotti da creare il problema di dove trovare le fonti per dare soddisfazione a tutti i corrotti. Specie in un momento di crisi economica come l?attuale. Ed ecco che si arriva all?Universit?.

A: Che non ? questa grande fonte di soldi

B: Certamente no, ed ? appunto questo il motivo per cui finora era stata lasciata relativamente in pace. Ma adesso la corruzione si ? talmente diffusa, sta diventando talmente difficile sfamare le voraci schiere dei cosiddetti ?ceti dirigenti?, anzi ?digerenti?, che anche i pochi soldi che girano all?Universit? diventano appetibili. Naturalmente, sono gli stessi motivi per i quali, dopo le grandi privatizzazioni degli anni ?90, oggi si vuole privatizzare tutto il resto, a partire dall?acqua. Ma nel loro appropriarsi diretto dell?Universit? i ?ceti digerenti? incontrano un problema.

A: Quale?

B: Proprio la corruzione dell?Universit? tanto denunciata.

A: Non capisco, spiegati: perch? i corrotti della politica e dell?imprenditoria dovrebbero trovare un problema nella corruzione universitaria?

B: Perch? quest?ultima presenta caratteristiche in qualche modo ?vecchie?. Prendi l?esempio classico dei concorsi.

A: Certo, con il barone che mette in cattedra moglie e figli...

B: Sono i casi meno importanti, perch? relativamente ristretti. Il vero meccanismo deviato dei concorsi ? quello del cattedratico che fa avanzare i propri allievi anche se di valore scientifico discutibile. Ora, si tratta naturalmente di un fenomeno negativo che incide pesantemente sull?Universit?. Ma si tratta anche di qualcosa di molto diverso rispetto alla corruzione ?normale? della politica e dell?economia come ci viene descritta dalle cronache. Il meccanismo perverso che opera nei concorsi ha pur sempre la sua lontana origine in un?idea, ormai distorta fino ad essere irriconoscibile, di cultura e di ricerca. L’idea ? che faccio andare avanti il mio allievo perch? la mia scuola ? migliore delle altre, proprio sul piano del valore scientifico e culturale. Si tratta, ripeto, di un’idea lontana ormai sfigurata nelle pratiche accademiche. Ma in qualche modo persiste, sia pure in forma spettrale ed ectoplasmica, questa vaga idea che quello che si fa all’Universit? deve avere un valore scientifico e culturale. Ora, immagina il normale politico italiano che si trova ad avere a che fare con un ambiente di questo tipo, un ambiente nel quale permane un?eco, un ricordo deformato e irriconoscibile, di cultura, scienza e ricerca, e nel quale i meccanismi del potere devono comunque fare i conti con questo ricordo deformato

A: Si trover? un po? a disagio: anche solo un?eco lontana di ?pensiero? e ?cultura? dovr? apparirgli come un anacronismo. Mi viene da pensare a Cetto La Qualunque!

B: Il personaggio di Antonio Albanese, il politico corrotto, criminale, ignorante e violento? Cio? l?essenza della politica italiana odierna? Hai ragione, ? un esempio che chiarisce. Metti allora Cetto La Qualunque che vuole entrare nei giri di potere dell?Universit?. Ovviamente si muover? benissimo nei meccanismi di potere e di corruzione, che riconoscer? facilmente, ma...

A: Ma?

B: Ma ad un certo punto della sua carriera accademica al povero Cetto La Qualunque sar? chiesto di dire qualcosa su un sonetto trecentesco o su un?equazione differenziale, e di fronte alla sua incapacit? verr? sopravanzato nelle lotte di potere da qualcuno corrotto come lui ma capace di dire qualcosa, anche di scarso valore, su Petrarca o su Maxwell. In sostanza, il povero Cetto La Qualunque capir? che nell?Universit? la corruzione e il potere, certo presenti, hanno meccanismi relativamente diversi da quelli ai quali ? abituato, meccanismi che egli avvertir? come antiquati, poco ?moderni?, poco ?innovativi?.

A: E quindi chieder? a gran voce una riforma che renda l?Universit? moderna e innovativa.

B: Cio? corrotta come il resto del paese, con gli stessi meccanismi e le stesse modalit?. E verr? accontentato dalla Gelmini che prevede l?ingresso nei consigli di amministrazione delle Universit? di ?esterni?, cio? di gente che non ha dovuto nemmeno una volta in vita propria dimostrare di saper dire qualcosa su Aristotele o su Newton.

A: Bel quadro. Ma sai fare qualcosa d?altro oltre a criticare? Insomma, sai dire cosa si pu? fare allora per l?Universit??

B: Poco o niente. Se avessimo di fronte dei veri politici, non una massa di nullit? incolte e corrotte, si dovrebbe discutere di quale evoluzione abbia portato a quei meccanismi distorti ai quali abbiamo accennato, e per questo occorrerebbe ridiscutere cosa siano cultura e scienza nel nostro mondo. Ma ? un compito di altri tempi, meno plumbei degli attuali. Adesso occorre protestare nei modi possibili, sapendo che la lotta contro la ?riforma?, come dicevi prima, ? molto probabilmente destinata alla sconfitta. Bisogna saperlo, come bisogna sapere che in generale potranno essere sconfitte le singole proteste contro questa o quella iniziativa degli attuali corrotti ceti dirigenti. Ci? che occorre veramente, oggi, ? inquadrare le singole proteste, generate dalla crisi sempre pi? profonda del paese, in una lotta di liberazione nazionale.

A: Nientedimeno

B: Nientedimeno. Niente si potr? salvare di questo paese, n? l?Universit? n? altro, se non vengono cacciati via la totalit? degli attuali ceti dirigenti della politica, dell?economia e dei media.

A: Chiedi una specie di rivoluzione...

B: Non una specie. Una vera rivoluzione.

Genova, agosto 2010


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