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Rilettura sintetica della storia del Regno delle Due Sicilie

di Giuseppe Ressa

E’ molto scomodo rileggersi la storia prendendo in considerazione le nuove acquisizioni, si vedono vacillare degli schemi mentali cristallizzati che spesso risalgono ai ricordi scolastici.
Quando poi si tocca la storia d’ Italia... apriti cielo!
E’ molto rassicurante rifugiarsi nella oleografia risorgimentale, ti dà il senso dell’ orgoglio nazionale e vivi tranquillo con le tue certezze.
Ma lo sono veramente?
Può una mente intellettualmente onesta chiudersi a riccio e rifiutare di rimettere in discussione tutto? Certamente no!
Grandi sono i turbamenti interiori quando vedi andare a pezzi le tue pseudoverità , scopri ( leggendo i carteggi) che Cavour concepiva l’unità d‘Italia non come ideale ma come servizio al suo padrone, che peraltro odiava e dal quale era ricambiato alla pari, Garibaldi compare nella nuova veste di personaggio ingenuo, manipolato dal cosidetto re galantuomo, anche l’«eroe dei due mondi» odiava Cavour e ne era ricambiato in egual misura, non parliamo poi dei rapporti di entrambi con Mazzini.
L’idea dei «padri della patria» che insieme hanno costruito l’ Italia è quindi una astrazione della fantasia, quando ci si rende conto di ciò ci si sente un po’ orfani ma con la mente finalmente lucida.
E’ scomodo parlarne, ma c’è una parte sempre piú consistente di persone che vuole vederci chiaro.
E’ a loro che dedichiamo questo piccolo VADEMECUM che sintetizza al massimo alcune informazioni, utili come punto di partenza per eventuali approfondimenti, si parla di un regno generalmente bistrattato dai testi classici: il Regno delle Due Sicilie.

Primati del Regno

  • Maggior industria metalmeccanica d’Italia , a Pietrarsa; nella Esposizione Internazionale di Parigi del 1856 premio per il terzo Paese del mondo come sviluppo industriale ( I° in Italia ); prima Repubblica Socialista del mondo con le seterie di S. Leucio.
  • Prima istituzione del sistema pensionistico in Italia (con ritenute del 2% sugli stipendi ); scuole di Arti e Mestieri, Monti di Pegno e Frumentari in tutto il Regno
  • Primi Assegni Bancari della storia economica ( polizzini sulle Fedi di Credito); rendita dello Stato quotata nella Borsa di Parigi al 120%
  • Minor numero di tasse di tutti gli Stati Italiani
  • Primo ponte sospeso in ferro, d’Italia ; Primo telegrafo sottomarino dell‘Europa continentale
  • Prima Flotta mercantile in Italia (seconda in Europa dopo quella Inglese), prima Compagnia di Navigazione del Mediterraneo, prima nave a vapore del Mediterraneo, prima flotta italiana giunta in America del nord, del sud e nel Pacifico; prima rete di Fari con sistema lenticolare, promulgazione del I° Codice Marittimo Italiano.
  • Bonifica dei Regi Lagni e conseguente sistemazione idrologica della Terra di Lavoro.
  • Prima ferrovia e prima stazione nell’Europa continentale
  • Teatro S. Carlo (1° nel mondo),costruito in soli 270 giorni
  • Officina dei Papiri - Museo Archeologico - Orto botanico - Accademie Culturali, Conservatori musicali.
  • Osservatorio Astronomico, Osservatorio sismologico Vesuviano ( 1° nel mondo)
  • Piú alta percentuale di medici per abitanti in Italia
  • Piú basso tasso di mortalità infantile d’Italia
  • Prime Agenzie turistiche italiane
  • Istituzione di Collegi Militari ( Nunziatella, etc.)

[Fonti Archivio di Stato di Napoli - Ricerca a cura Del Dott. Nicola Forte, tratto dal sito del Movimento: http://www.mds.it/neoborbonico/index.html ]

Commento: leggendo questi dati si può concludere che i «retrogradi» Borbone hanno fatto per il loro stato molto di piú di altri acclamati sovrani italiani e stranieri.
Spesso le innovazioni nei diversi campi della scienza e della tecnica trovarono nei re meridionali i loro primi estimatori.
Grande poi il contributo all’arte con accademie, conservatori; l’archeologia poi trovava in Pompei ed Ercolano il suo massimo a livello mondiale, lo stesso Napoleone chiese alcuni papiri di Ercolano come «gentile omaggio» per una provvisoria tregua col Regno .

RICCHEZZA

Ricchezza dei diversi stati al momento della unificazione ( in milioni lire oro ) :

  • Regno delle Due Sicilie: 443,2
  • Lombardia: 8,1
  • Ducato di Modena: 0,4
  • Romagna Marche Umbria: 55,3
  • Parma Piacenza: 1,2
  • Roma: 35,3
  • Piemonte Liguria Sardegna: 27,0
  • Toscana : 84,2
  • Veneto: 12,7

[Fonte «La scienza delle finanze» di Saverio Nitti citato da Harold Acton: «Gli ultimi borboni di Napoli». Giunti Editore]

Commento: a fronte del valore acquisito dal Regno delle Due Sicilie, tutto il resto d' Italia ( oltre 2\3 della penisola ) non portò nemmeno la metà , eppure dai ricordi scolastici si immaginava uno stato la cui popolazione conduceva una ben misera esistenza, se non ridotta alla fame.
Si potrebbe obiettare sul «come» era distribuita questa ricchezza, rapportandola ovviamente ai tempi, cioè paragonando la condizione di pari classi sociali nei diversi stati italiani e stranieri .
Dai diari di diversi viaggiatori illustri, che venivano a visitare il sud, si leggono descrizioni molto confortanti, si sottolinea proprio la abbondanza di cibo, il suo basso costo, la dignitosa esistenza delle classi piú basse in confronto ai pari grado dei loro paesi, testimonianze importanti di persone senza secondi fini.
La situazione cambiò rapidamente dopo l’unificazione della penisola, le riserve auree delle floride casse del Regno vennero depredate e l’asse economico del paese spostato al nord, operazione nefasta dalla quale il sud non si è piú ripreso. L’ EMIGRAZIONE prima dell’annessione era sconosciuta, subito dopo iniziò e assunse dimensioni cosí grandi che «l’emigrazione ci purgò dal brigantaggio» come disse Fortunato.

VOLONTÀ POPOLARE E PLEBISCITO

  • Si svolse nella piú completa assenza di segretezza dell’espressione del suffragio.
    Le tre urne erano in bella evidenza nelle sezioni elettorali , due contrassegnate con le scritte SÍ e NO a caratteri cubitali e un’altra al centro.
    Chi voleva votare doveva per prima cosa consegnare i documenti al presidente del seggio, ritirare la scheda estraendola dall’urna del «sí» o del «no» e poi deporla nell’ urna centrale; spesso nel seggio erano presenti soldati piemontesi armati, stupisce che in queste circostanze ci siano stati dei voti contrari.
    La percentuale dei votanti fu del 19% gli aventi diritto.

[ Fonte: Jaeger «Francesco II di Borbone» Oscar storia Mondadori ]

Commento: anche qui grosso stupore, da questi dati non si può certo ricavare il convincimento che il popolo del sud bramasse l’unità d’ Italia.
La realtà è che solo una infima frangia di pensatori aveva come ideale l’unità d’Italia che solo una fortunosa concomitanza di circostanze interne ed estere riuscí a rendere realtà, fu tutto fuorché un matrimonio d’amore.

ESERCITO

Su un giornale satirico dell’epoca era rappresentata la caricatura dell’esercito borbonico: il soldato con la testa di leone, l’ufficiale con la testa d’asino, il generale senza testa.
E questo fu puntualmente dimostrato dopo lo sbarco dei garibaldini, si videro soldati agguerriti ai quali venivano comandate delle inspiegabili ritirate da superiori vecchi e spesso corrotti, un compatto esercito condotto alla disfatta contro pochi avversari.
Pochissimi soldati borbonici, umiliati dal tradimento dei capi, aderirono all'appello di Garibaldi di unirsi ai suoi.
Gli irriducibili, dopo essere stati fatti prigionieri, furono poi deportati a migliaia nel nord d'Italia:: Fenestrelle, campi di S. Maurizio Canavese, Alessandria e in Sardegna per un trattamento di «correzione e idoneità al servizio» subendo innominabili nefandezze fisiche e morali .
Alla leva «unitaria» del 1861 nel sud si presentarono in 20 mila sui 72 mila previsti, gli altri si diedero alla macchia e «li chiamarono briganti».
Furono perseguitati con rastrellamenti e fucilazioni ( migliaia di morti), la legge Pica aboliva qualsiasi garanzia costituzionale (La Marmora ordinò ai procuratori di «non porre in libertà nessuno dei detenuti senza l'assenso dell'esercito»).
Quelli imprigionati si «ostinavano» a non prestare giuramento al nuovo re (carteggio tra Cavour e Farini ), si impedí loro persino di vedere i parenti.

Dal diario del soldato borbonico Giuseppe Conforti nato a Catanzaro il 14.3.1836 (abbreviato per amor di sintesi) :
«Nella mia uscita fu principio la guerra del 1860, dopo questa campagna che per aver tradimenti si sono perduto tutto e noi altri povere soldati manggiando erba dovettimo fuggire, aggiunti alla provincia della basilicata sortí un prete nemico di Dio e del mondo con una porzione di quei giudei e ci voleva condicendo che meritavamo di essere uccisi per la federtà che avevamo portato allo notro patrone.
Ci hanno portato innanzi a un carnefice Piemontesa condicendo perché aveva tardato tanto ad abbandonare quell'assassino di Borbone.
Io li sono risposto che non poteva giammai abbandonarlo perché aveva giurato fedeltà a lui e lui mi à ditto che dovevo tornare indietro asservire sotto la Bandiera d'italia.
Il terzo giorno sono scappato, giunto a Girifarchio dove teneva mio fratello sacerdote vedendomi redutto a quello misero stato e dicendo mal del mio Re io li risposi che il mio Re no aveva colpa del nostri patimenti che sono stato le nostri soperiori traditori; siamo fatto questioni e lo sono lasciato.
Allo mio paese sono stato arrestato e dopo 7 mesi di scurre priggione mi anno fatto partire per il piemonte.
il 15 gennaio del 1862 ci anno portato affare il giuramento, in quello stesso anno sono stato 3 volte all'ospidale e in pregiona a pane e accua.
principio del 1863 fuggito da sotto le armi di vittorio, il 24 sono giunto in Roma, il giorno 30 sono andato alludienza del mio desiderato e amato dal Re', Francesco 2 e li ò raccontato tutti i miei ragioni.»
[Fonte: Fulvio Izzo «I lager dei Savoia». Ed. Controcorrente ]

ISTITUZIONI

Quando si studia la storia si debbono tener presenti alcune cose: a quei tempi, e in tutti gli stati, il re veniva educato secondo il principio che il suo potere era voluto da Dio e che egli era responsabile dinanzi a Lui del benessere del suo popolo.
Quest’ultimo era in gran parte abituato ad un potere assoluto, paternalistico, è stato scritto che « in quei tempi il re era la religione del popolo (il quale lo chiamava «nostro padre» ) cosí come il concetto di patria lo è stata nel ventesimo secolo; quando le frontiere nazionali cadranno anche il concetto di patria sembrerà ridicolo visto con gli occhi degli uomini che vivranno allora». Ferdinando II, nonostante tutto, concesse per primo la costituzione, seguirono i fatti del 15 Maggio 1848, quando una minoranza tentò di forzare la situazione e rovesciare la monarchia.
Per queste persone è bene tenere a mente il commento di Luigi Settembrini «Che ha fatto Napoli? Le barricate! fanciullagine sanguinosa; non è stata Napoli ma pochi pazzi ubriachi che han perduto ogni cosa, o avvocati, anzi paglietti, voi meritate la servitú».
Sintomatico dei sentimenti di quei tempi è il fatto che il popolo manifestasse e gridasse «abbasso la costituzione» , che solo poche migliaia di liberali la bramassero, e che erano ancor meno i rivoluzionari repubblicani i quali miravano a rovesciare la monarchia.
I «liberi pensatori», tanto ostili ai Borbone, hanno poi rarissimamente avuto l’onestà intellettuale di protestare contro lo scempio fatto nel sud dai nuovi re sabaudi.

POLITICA ESTERA

I Borbone di Napoli mirarono essenzialmente ad una politica di indipendenza da tutte le grandi potenze, volevano, come tutti i sovrani di allora, essere padroni a casa propria .
Questo dava molto fastidio a causa della posizione strategica del regno al centro del Mediterraneo e spesso i re meridionali furono costretti a subire soprusi che minavano la loro autorità.
Un esempio lampante è quello dell’Inghilterra nella questione dello sfruttamento delle miniere di zolfo siciliane ( le piú importanti del mondo all'epoca); quando i Borbone patteggiarono con i francesi condizioni migliori, la democratica potenza non seppe fare di meglio che mostrare i muscoli malgrado un arbitrato internazionale le desse torto.
Gli inglesi si legarono al dito l'affronto e successivamente scatenarono una strumentale campagna scandalistica, con Gladstone, sulle condizioni della giustizia nel Regno delle Due Sicilie.
Inutile dire che contemporaneamente l’Inghilterra faceva quel che voleva nelle isole dello Ionio, a Ceylon, e soprattutto contro gli Irlandesi, la Francia inviava oltre 10 mila prigionieri politici in Algeria e alla Cayenne ma in questi casi nessun Gladstone si premurò di farlo notare.

ANEDDOTI

Ferdinando I, rivolto a un ministro che criticava il Tanucci (a lungo al potere): «Zittati tu, isso è lu maestro, noi siamo li ciucci».

Ferdinando II, rivolto ad un ufficiale superiore che gli prometteva di riportare l’ordine il 15 maggio del 1848: «State calmo signore, non chiamate canaglia il popolo, sono napoletani, miei compaesani, miei sudditi; se vi lasciate travolgere dalle passioni ci sarà un massacro ed è quello che voglio evitare ad ogni costo; fate prigionieri ma non uccidete».
Nel 1852 lo stesso re fece un giro d’ispezione per il regno, in una sosta il valletto Galizia gli portò per pranzo due polli ma senza pane.
«Non fa nulla» disse il monarca e mandò un ufficiale a prendere due «pani di munizione».
Il pane giunse, ma il re, notando che il principino ereditario mangiava solo il pollo, esclamò: «Né , Ciccí, tu magni senza pane?» Franceschiello si lagnò che era duro e muffito, «Magnatello, e l’avarissi siempe, ‘o magnano i surdati che sono meglio ‘e nuje» gli replicò il burbero padre.
Giunto a Bagnara il re volle scendere nell’unica locanda; la moglie del propretario gli offerse le piú belle lenzuola che avesse ma lui protestò: «Questa non è la biancheria che dai a tutti i passeggeri, no, no, io voglio roba ordinaria, devi trattarmi come tutti gli altri».
Arrivato a Messina fu accolto dalla popolazione con un fremente entusiasmo, la folla staccò i cavalli della carrozza per trascinarla a mano nelle vie della città; un dipendente delle finanze, certo Grosso, salito sul predellino, vi si teneva aggrappato urlando «Viva l’eroe delle Due Sicilie!».
Il re domandò chi fosse ed esclamò: «Quanto è fesso!» .

CONCLUSIONI

Il miglior commento al destino del meridione d’Italia dopo l’unificazione, fu quello proferito dal tanto criticato Francesco II ( Franceschiello).
Per evitare spargimento di sangue nella popolazione civile, abbandonò Napoli al sopraggiungere di Garibaldi, si imbarcò su una piccola nave alla volta di Gaeta (dove durante l’assedio dimostrò di che pasta era fatto) e disse al comandante Vincenzo Criscuolo: «Vincenzino, i napoletani non hanno voluto giudicarmi a ragion veduta; io però ho la coscienza di avere fatto sempre il mio dovere, ad essi rimarranno solo gli occhi per piangere».
E cosí fu

BIBLIOGRAFIA MINIMA

  • Harold Acton : I Borboni di Napoli, e Gli ultimi Borboni di Napoli. Giunti Editore
  • Pier Giusto Jaeger: Francesco II di Borbone. Oscar Mondadori
  • Michele Vocino: Primati del Regno di Napoli. Mele Editore
  • Arrigo Petacco: La regina del sud. Oscar Mondadori
  • Fulvio Izzo: I lager dei savoia. Controcorrente Editori


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