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Ddoje Sicilie, 13 novembre 2000 - Riceviamo questo articolo dalla Feder-Mediterraneo.

Speculazioni

L'incredibile caso del Monastero delle Clarisse a Patti, cittadina turistica in provincia di Messina, in Sicilia, un edificio del1300 già convento della Sacra Famiglia, è stato trasformato in albergo con l'aiuto del cemento armato e di quattro miliardi dello Stato

di Leonardo de Sanctis

Sta accadendo in Sicilia, a Patti, lungo la costa che da Messina porta a Palermo: splendido mare, interessanti siti archeologici e numerose attrazioni monumentali. Insomma, un luogo turistico a tutti gli effetti. Al centro di Patti, graziosa cittadina di 12.000 abitanti adagiata su di un colle in vista del mare, esisteva una costruzione risalente al 1300. Era, in quel secolo, un castello aragonese poi divenne monastero delle Clarisse. Oggi è un albergo, l'Albergo Sacra Famiglia (dal nome del preesistente convento), di proprietà della Diocesi di Patti, che offre tutti i servizi e le attività proprie di un hotel di media categoria (due stelle ufficiali, ma ci sembra che nella realtà valga qualcosa in piú) in una zona turistica "multipla": cioè di turismo culturale, religioso e balneare.
Fin qui niente di strano. L'Italia è piena di strutture antiche di secoli la cui destinazione originaria è stata modificata radicalmente in chiave commerciale dopo, come si suol dire, una "sapiente e rispettosa ristrutturazione". Ma il caso del Monastero delle Clarisse di Patti ha qualcosa di piú. La ristrutturazione è durata piú di vent'anni (anche qui siamo nella media italiana.) ma con un ritmo "sospetto". Danneggiata dal terremoto del 1978, la Curia ne inizia un primo restauro utilizzando i fondi stanziati dallo Stato per il recupero degli edifici lesionati. A sentire gli oppositori dell'operazione, vengono demolite le antiche mura e viene innalzato uno scheletro in cemento armato che tale rimarrà per quindici anni. In anni piú recenti, la Curia chiede e ottiene un secondo finanziamento, questa volta si tratta delle sovvenzioni statali per il Giubileo del Duemila. La struttura dovrebbe diventare "un centro di accoglienza per pellegrini e ricettività a basso costo su percorsi giubilari, qualora gli edifici possano essere successivamente utilizzati e destinabili a pubblici servizi". Il contributo statale è di 4.900.000 di lire.

Lavori a gran velocità
A questo punto i lavori prendono gran velocità e nel giro di un anno apre l'Albergo Sacra Famiglia che, da un punto di vista architettonico, ricorda assai poco il Monastero trecentesco preesistente, non viene definito piú "Casa del Pellegrino" ma è un hotel in tutto e per tutto (con tanto di offerte speciali, "piano famiglia", "speciale sposi" e "speciale giovani"); nel corso della ristrutturazione sono state inglobate nella nuova struttura due antiche strade medireviewi di proprietà demaniale (quindi inalienabili) che secondo accordi avrebbero dovuto essere "scambiate" con altri beni della Curia. Tutto ciò, lo ricordiamo, è avvenuto grazie al contributo miliardario (anzi, grazie a due contributi) dello Stato e dopo una serie infinita di controlli e autorizzazioni burocratiche che la Curia ha superato in un tempo sorprendentemente breve.

Molti oppositori
Tutto ciò ha sollevato un vespaio di polemiche a livello locale e nazionale. Due sono state finora le interrogazioni parlamentari (ancora in attesa di risposta): la prima del Capogruppo dei Senatori dei Verdi, Maurizio Pieroni; la seconda del Deputato indipendente Marco Taradash. Taradash si domanda (e domanda al Presidente del Consiglio e ai Ministri competenti) di verificare la legittimità del procedimento di finanziamento; se i lavori hanno ottenuto il parere preventivo della Soprintendenza; se vi sia stato il prescritto scambio di note con la Santa Sede; come si spiega il fatto dell'acquisizione delle due strade medireviewi da parte della Sacra Famiglia, strade che sono beni demaniali quindi inalienabili. Taradash afferma, infine: "La ristrutturazione dell'antico monastero ha completamente stravolto le finalità cui doveva essere adibito e ha irrimediabilmente compromesso il suo recupero nel rispetto dell'alto valore artistico, culturale, storico e architettonico rivestito". Altri fieri oppositori l'Albergo Sacra Famiglia li ha addirittura su Internet. In prima fila è l'associazione di siciliani all'estero "L'Altra Sicilia", con sede a Bruxelles. L'Altra Sicilia ha un proprio sito (www.laltrasicilia.com) e un proprio giornale on line in cui attacca pesantemente la Diocesi di Patti. Il direttore Francesco Paolo Catania inserisce questo intervento nel piú complessivo processo di speculazione edilizia e depauperamento del territorio (che in realtà in Sicilia ha storia antica ed esempi clamorosi, come la Valle dei Templi di Agrigento). Anche il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, che dovrebbe collegare la Sicilia alla terraferma, rientra in questi che Catania definisce "obbrobri"; contro cui egli combatte. Afferma, Catania, di non aver potuto visionare le molte autorizzazioni che l'albergo sostiene di aver ottenuto, nonostante le numerose visite e le tante richieste. Afferma, Catania, che circa le strade medievali inglobate nell'albergo esiste la ricerca di uno storico del luogo che testimonia il fatto, e quanto alla demolizione di antiche mura e altri manufatti di cui si accusa l'albergo lo stesso dépliant dell'hotel lo conferma maldestramente. Infine avanza un'inquietante prospettiva: Nel marzo del '99, dice Catania, la Diocesi di Patti ha acquistato per 260 milioni di lire un altro palazzo storico, il Palazzo della Capitania, adiacente all'ex monastero. Sull'edificio grava un vincolo della Soprintendenza che impone il divieto a demolire, modificare o restaurare l'immobile senza la sua autorizzazione. I dubbi di Catania sono che la Capitania si trasformi, rapidissimamente, in una sorta di dépendance dell'albergo Sacra Famiglia: Magari un parcheggio o un campo di calcetto.

Alla Diocesi clima tranquillo
Alla Diocesi di Patti, comunque, il clima sembra tranquillo. Tanto piú che qualche difensore in loco La Diocesi lo ha. Il deputato Basilio Germanà, ad esempio, eletto in questa zona, ha attaccato duramente il collega Taradash (che per ironia della sorte fino a qualche mese fa era nel suo stesso partito): lo accusa di "essere strumento di una parte o ancor peggio di un interesse" e di occuparsi di un fatto di rilevanza locale senza esserne in qualche modo legittimato, visto che Taradash è stato eletto in un collegio distante mille chilometri da Patti. Peraltro nel suo attacco Germanà non entra nel merito dei fatti ma accusa Taradash e Pieroni di "alimentare una cultura del sospetto".
La difesa della Diocesi, comunque, spetta d'autorità a Don Basilio Scalisi, responsabile dell'Ufficio Diocesano per i Beni Culturali e procuratore legale proprio per il caso in questione. Don Scalisi ci dice: Non conosco né il senatore Pieroni né l'onorevole Taradash, conosco molto bene invece i molti speculatori di questa zona che combattono contro lo sviluppo della nostra città, a cui noi abbiamo dato nuova occupazione. Si meraviglia, Don Scalisi, che Pieroni gli abbia scritto una lettera definitivamente conciliante attribuendo alla "sola curiosità" il suo intervento parlamentare, e si meraviglia che Taradash non si sia mai recato a Patti a constatare di persona i fatti reali. Afferma che i lavori sono costati oltre un miliardo in meno del preventivato, con un risparmio per la collettività.
Tutte le autorizzazioni, conclude Don Scalisi, sono state regolarmente ottenute e mostrate nel corso di due indagini giudiziarie già chiuse: una nel maggio '99 un'altra nel settembre scorso. Indagini, aggiungiamo noi, suscitate da esposti presentati localmente. Le interrogazioni parlamentari (quella di Taradash molto dettagliata) attendono ancora risposta. Non possiamo fare nessuna previsione quanto ai tempi necessari per avere questa risposta, ci dice sconsolato Taradash. Possono passare pochi mesi o addirittura anni, non c'è regola né possiamo calcolare un'attesa media.
Intanto l'Albergo Sacra Famiglia vigila e lavora dall'alto di Patti.



Ieri c'era il pirata Barbarossa
La zona di Patti sembra avere una lunga tradizione di contrasti tra autorità religiose e civili. Una delle piú antiche testimonianze storiche della città riguarda il conte Ruggiero d'Altavilla che nel 1094 vi eresse un'abbazia; Federico II d'Aragona la fece bruciare e nel 1544 fu ancora incendiata dal corsaro Ariadeno Barbarossa. Il Barbarossa si rifece vivo anche nella vicinissima Tindari. Tindari è un ricchissimo sito archeologico, una delle ultime colonie greche di Sicilia fondata nel 396 a.C. a 10 chilometri da Patti, su un splendido promontorio proteso nel mare, frequentato da molti turisti provenienti da tutto il mondo. Nel punto piú alto del promontorio, probabilmente dove sorgeva l'acropoli dell'antica Tyndaris, si trova un piccolo edificio religioso del '500. Saccheggiato e devastato nel 1544 dal Barbarossa, venne ricostruito piú grande nel 1549 dal vescovo di Patti in forma di fortezza. Accanto a questa chiesa che conserva la miracolosa statua bizantina della Madonna Nera, nel 1966 venne costruito un nuovo grandioso Santuario con un'annessa Casa del Pellegrino...

Per ulteriori informazioni: sito Diocesi di Patti diocesipatti@diocesipatti.it e sito Albergo Sacra Famiglia www.sacrafamiglia.it

Questo articolo è stato pubblicato nel numero di ottobre del mensile AVINEWS-L'OPINIONE NEL TURISMO, rivista realizzata a Roma e inviata in abbonamento a chi lavora nel turismo in Italia, negli Stati Uniti, in Giappone e in altri Paesi turistici d'Europa e del Mediterraneo.
Per ulteriori informazioni: e-mail:desancleo@tiscalinet.it


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